Gioco
Prato tra le dieci province italiane che hanno retto meglio alla crisi
L’analisi del Sole 24 Ore stende una classifica della città che hanno sofferto meno negli ultimi 7 anni Meglio in Toscana fa solo Pisa. L’Unione Industriali: «Ma da noi le difficoltà sono iniziate nel 2002»
PRATO. In sette anni di crisi, ci sono città che hanno pagato il prezzo più alto in termini di benessere, altre che hanno “resistito” meglio. E, sorpresa, tra le prime dieci province italiane dove la crisi si è fatta sentire di meno c’è proprio Prato.
È la classifica che emerge da un'indagine del Sole 24 Ore che mette a punto sulla base di dieci indicatori tra il 2007 e il 2013 (fra i quali la disoccupazione, i prestiti, il valore degli immobili, il numero di laureati, la spesa per i medicinali, la quantità di rifiuti prodotti) un vero e proprio indice di “resistenza” alla crisi. Meglio di Prato, alla settima posizione, in Toscana fa solo Pisa che arriva quinta.
Dati sorprendenti tra cui spiccail tasso di disoccupazione che vede Prato conquistare la seconda migliore performance dopo Nuoro. Se nel 2007 infatti il tasso era 5,1 nel 2013 il dato riscontrato è fermo sul 5,7 per una variazione percentuale del 10,6%. Più di due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale (12,2%). Buona la prestazione anche per quanto riguarda il numero di laureati nella provincia che passa da un 42,91% a un 53,86% nel 2013 guadagnandosi un quarto posto a livello nazionale. Pessimo invece il dato dei depositi bancari che vede Prato in terza posizione tra le performance peggiori con un aumento pari a meno della metà della media nazionale: 30,3% di variazione tra il 2007 e il 2013 contro 67% (pari a 18mila euro procapite). Nella media gli indicatori per quanto riguardo l’acquisto di automobili (-46,4%) la spesa destinata a beni durevoli (-14%). Il reddito procapite diminuisce, passando dai 26.018 euro del 2007 ai 23.196 euro del 2013. Un dato di certo positivo, ma non così negativo come Rieti che vede dimezzarsi il dato di più del 16%.
Insomma, dall’inchiesta del Sole 24 Ore emergono dati contrastanti, ma che letti nella loro interezza portano Prato tra le migliori 10 province come reazione alla crisi. Di certo non un oscar di salute economica, ma sembra essere un segnale di luce come commenta Luca Giusti, presidente della Camera di Commercio: «Una notizia incoraggiante, anche se già parlare di “resistere” alla crisi ci regala subito un’immagine negativa, di un qualcosa che si sopporta, ma che ci vede senza armi. Questi numeri ci dicono che in altri territori è andata peggio rispetto a noi, anche se nel 2007 per noi era già in corso un forte ridimensionamento strutturale».
Una realtà che sottolinea anche Marcello Gozzi, direttore dell'Unione Industriali: «Dati di cui eravamo a conoscenza e che sì, danno un segnale positivo, ma la verità è che Prato è una provincia che è entrata in crisi molto prima delle altre. Già nel 2002 abbiamo iniziato ad attraversare un periodo più che buio e questo fattore non si può non considerare nei dati così come il fatto che il nostro territorio in questi 10 anni abbia perso più del 50% della sua capacità produttiva. Questo senza negare il fatto che stiano arrivando finalmente anche segnali incoraggianti: primo su tutti dall’export».
Dello stesso parere è anche Ambra Giorgi, vicepresidente della Provincia: «I dati emersi dall’analisi del Sole 24 Ore, vanno letti senza dimenticare il passato, ma anche guardando al futuro. E sono dati sicuramente incoraggianti. Credo che molto della riuscita della tenuta di Prato, per quanto possibile, sia da ricercare anche (ma non solo) negli investimenti e finanziamenti scaturiti dal Progetto distretto del 2010. Quei 25 milioni - di cui una parte è ancora in circolazione - sono stati investiti evidentemente nel modo corretto, dando un po’ di respiro specialmente in formazione di alta qualità che, sono convinta, rappresenti anche occhio un punto fermo su cui puntare».
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