Il Tirreno

Prato

Intrusioni notturne nella palazzina sequestrata alla camorra

di Paolo Nencioni
Intrusioni notturne nella palazzina sequestrata alla camorra

I residenti di via Tacca hanno perso la pazienza dopo l’ennesimo episodio: un trans trovato seminudo e sporco di sangue in strada. I senza tetto sfondano le finestre murate. Numerosi interventi di polizia e carabinieri

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PRATO. La palazzina all’angolo tra via Tacca e via Fra’ Bartolomeo, sequestrata nel 2009 perché la Direzione distrettuale antimafia sospettava che fosse stata acquistata coi soldi della camorra, è diventata il rifugio di chi non ha un tetto, ma dopo una notte in bianco, i residenti dei palazzi limitrofi hanno perso la pazienza e chiedono interventi urgenti alle autorità e alle forze dell’ordine.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta all’alba, quando i residenti sono stati svegliati dalle urla di una donna seminuda e sporca di sangue sul marciapiede (poi si è capito che era un trans). Non è chiaro se sia stata aggredita, chiedeva aiuto, ma quando è arrivata l’ambulanza ha rifiutato il ricovero. Più tardi l’hanno vista tornare insieme a un altro trans e a un signore attempato, apparentemente italiano. I due trans hanno sfondato il muro in “foratoni” messo a protezione delle finestre a piano terra e sono entrati. Di nuovo i residenti hanno chiamato i carabinieri.

Un altro intervento, stavolta congiunto tra carabinieri, polizia e vigili urbani, è stato sollecitato alle 11, quando i residenti hanno visto altri soggetti che entravano nello stabile. Le forze dell’ordine hanno trovato sul posto tre stranieri e li hanno portati in caserma per identificarli (l’eventuale reato al momento è invasione di terreni o edifici).

I residenti, uno dei quali ha anche filmato l’intrusione notturna, raccontano che il problema c’è da almeno un anno, da quando i senza tetto hanno preso l’abitudine di andare a dormire nella palazzina in fase di ristrutturazione (in realtà il cantiere è fermo). Un paio di notti fa qualcuno ha anche mandato in frantumi il vetro dell’ingresso del condominio dall’altra parte della strada.

La palazzina di via Tacca era di proprietà della Rosa Immobiliare di Rosa Iacomino, che nel 2009 è stata arrestata insieme al marito Mario Papale perché sospettata di aver riciclato i proventi dello spaccio di droga del clan Mazzarella (Ercolano, Trentola Ducenta) nell’acquisto di immobili in Toscana, soprattutto a Prato. A far scattare l’inchiesta fu il versamento di un milione di euro fatto nel 2005 in una filiale pratese di Banca Intesa, che servì per un aumento di capitale della Rosa Immobiliare.

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