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Germania-Argentina si gioca anche qui

Germania-Argentina si gioca anche qui

Il derby tra figli di emigranti nel condominio di via Isarco: al primo piano si tifa per Messi, al secondo per i panzer

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PRATO. Tra Prato e Rio de Janeiro ci sono 9.255 chilometri ma stasera al numero 12 di via Isarco, alla Chiesanuova, sarà un po’ come essere al Maracanà. Al primo piano si tifa Argentina, al secondo Germania, senza se e senza ma. Che ad arbitrare la finale dei Campionati mondiali di calcio sia un italiano, Rizzoli, qui è un particolare irrilevante per Fabian Diffini, italiano col cuore a Buenos Aires, e per la sua vicina di casa Rosa Parrotta, cresciuta a Warstein, Renania, nel paesino che dà il nome a una delle più famose birre tedesche.

Da giorni le bandiere di Argentina e Germania campeggiano sui rispettivi balconi e sono una piacevole novità rispetto alle sfide a distanza tra i vessilli di Juve, Milan, Inter o Fiorentina che punteggiano le facciate dei condomini della zona.

«Il mio paese è l’Italia, non si discute, e i miei figli devono tifare azzurro - spiega Fabian Diffini - ma non posso negare di essere rimasto molto legato a Buenos Aires, dove sono nato e cresciuto fino ai cinque anni di età. Ecco perché ho messo fuori la bandiera ed esulterò per i gol dell’Argentina».

Diffini è uno dei tanti figli di emigranti che nel periodo tra le due guerre mondiali scelsero di andare alla fine del mondo per trovare fortuna. Il padre di Fabian aveva due sorelle là e le raggiunse da Prato insieme alla moglie, entrambi di origini siciliane.

Alla fine degli anni Sessanta, venuto a mancare il marito, la madre di Diffini ha deciso di tornare a Prato coi figli. «La passione per l’Argentina? E’ mescolata con quella per l’Italia - dice Fabian - Tra il 1978 e il 1986 sono stato sempre campione del mondo... E sì, nel 1990 c’ero anch’io a Milano a vedere Italia-Argentina, e non sapevo bene per chi tifare». Il figlio Andrea sembra avere le idee più chiare, ha già la maglia col numero 10 di Messi. «Quest’anno l’Argentina mi è piaciuta a tratti - ragiona il padre - ma non capisco chi critica Lionel. La Germania comunque è più forte, l’ho detto all’inizio e spero di sbagliarmi».

Una rampa di scale più su fa capolino la faccia simpatica di Rosa Parrotta, che si prepara a vivere una finale da favorita, anche se ostenta scaramanzia. «Chi vince? Secondo me l’Argentina. Fin qui ha fatto un Mondiale di fortuna». Non contenta di avere il vicino del piano di sotto che farà gli scongiuri, per domani sera ha invitato a vedere la partita un’amica argentina: «Si farà una pizzata e poi vada come vada».

Anche Rosa è figlia di emigranti che negli anni Sessanta, dal paese di Pietrapaola, in provincia di Cosenza, scelsero di andare nel nord-ovest della Germania federale. Un esodo che ricorda quello degli abitanti di Panni trasferitisi a Prato. Tanto che Warstein e Pietrapaola ora sono due comuni gemellati. Rosa è cresciuta a Warstein, sede del birrificio che produce milioni di bottiglie di Warsteiner, fino ai dieci anni.

«In realtà qui di base si tifa per l’Italia, ma in questa finale non c’è storia, bisogna tifare per la Germania».

Il derby del condominio di via Isarco è tutto giocato in punta di fioretto, almeno per ora. Gli sfottò, comunque vada, saranno inevitabili al termine della finale, per la quale Matteo, figlio di Rosa, ha un pronostico secco: «Vanno ai supplementari e vince la Germania ai rigori». In casa sembra quello più ferrato sull’argomento. Poi se la vedrà con l’amico Andrea, in attesa della rivincita.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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