Sicurezza
Eredità contesa tra fratelli, annullato il maxi-sequestro
Il braccio di ferro va avanti a Prato dal 1992: ora la Cassazione ha dato ragione alla difesa del nipote. In ballo beni per milioni di euro. Ma l'avvocato della controparte denuncia: "Nessuno ci ha avvertito dell'udienza a Roma"
PRATO. Tutto sbagliato, tutto da rifare nella vicenda dell’eredità milionaria contesa tra i fratelli Roberto e Nicla Vannucchi. Giovedì 10 luglio la Cassazione ha annullato, per violazione di legge, l'ordinanza di sequestro preventivo disposta dal Tribunale di Prato a carico di Alessandro Vannucchi, figlio di Roberto, difeso dall’avvocato Alberto Rocca nel procedimento in cui è indagato per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. L'ordinanza in questione era stata ottenuta su appello del sostituto procuratore Laura Canovai dopo l’istanza di Nicla Vannucchi, assistita dall'avvocato Manuele Ciappi. La Suprema Corte ha disposto anche la cancellazione delle iscrizioni nei confronti delle due società Pettinatura Antonia e Immobiliare Comvend.
L'avvocato Ciappi si è detto estremamente sorpreso dalla notizia sulla decisione della Cassazione. "Io e la mia assistita non eravamo presenti all'udienza - spiega - perché non eravamo stati avvertiti. Ora verificheremo in primo luogo perché non ci è stata notificata la convocazione, e in secondo luogo perché la controparte non ha ritenuto di segnalare la circostanza, se ne era a conoscenza".
"Dirò di più - aggiunge l'avvocato Ciappi - Proprio nel giorno in cui si teneva l'udienza davanti alla Suprema Corte, io e la signora Nicla Vannucchi eravamo nel mio studio insieme ad Alessandro e Simona Vannucchi, accompagnati dall'avvocato Baccichet, per discutere un accordo transitorio in questa vicenda. Abbiamo trovato un'intesa di massima e ci siamo aggiornati. Né l'avvocato, né le controparti hanno ritenuto di informarci che a Roma si stava discutendo il ricorso contro il sequestro preventivo, è una cosa che mi stranisce".
La contesa familiare e giudiziaria tra i Vannucchi dura ormai da 22 anni, da quando cioè la signora Nicla tenta di rientrare in possesso di una quota milionaria di eredità che numerosi gradi di giudizio dicono le spetti. Per questo aveva chiesto e ottenuto il sequestro preventivo delle quote societarie che il nipote Alessandro, figlio di Roberto, aveva intestato al figlio di appena due anni, per sottrarle, dicono i giudici, alle pretese della zia. Quote di due società immobiliari, la Pettinatura Antonia e la Immobiliare Comvend, che detengono tra gli altri l'edificio che ospita il Keller Platz in via Migliorati, diversi appartamenti in via Ariosto, ma soprattutto l'azienda agricola Fattoria di Valmora, valutata 30 milioni di euro, e il villaggio turistico della Venta Club di Pian de' Mucini, valutato 50 milioni, entrambi nei pressi di Massa Marittima. In ballo, quanto all'eredità, ci sono 837.000 euro, da rivalutare rispetto al 1992, dunque una cifra compresa tra i due e i tre milioni di euro.
La storia va avanti dal 1992, quando morì Amelio Vannucchi, imprenditore pratese titolare della Pettinatura Antonia e dell'Immobiliare Comvend. Amelio aveva due figli, Roberto e Nicla, oggi di 77 e 70 anni. All'apertura del testamento, Nicla Vannucchi constatò che nel giugno del 1991 Roberto aveva portato il padre dal notaio Balestri e, oltre al testamento in cui gli lasciava la gran parte dell'eredità, gli aveva fatto firmare una procura speciale al figlio Alessandro a operare sulle società. Il problema è, sostenne la donna, che dall'88 il padre era affetto da una sindrome demenziale, non era più in sé, e la donna sospetta che gli abbiano fatto firmare carte di cui non capiva il senso. Per questo ha fatto causa al fratello Roberto e rivendica l'eredità. La causa civile non verrà decisa prima del 2015, ma intanto la difesa ha segnato un punto a proprio favore ottenendo l’annullamento del sequestro preventivo su beni che valgono alcune decine di milioni.
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