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Prato

Circonvenzione d’incapace, il processo riparte da zero

Circonvenzione d’incapace, il processo riparte da zero

Due coniugi sono accusati di aver approfittato dell’inferiorità psichica di una loro conoscente per rubarle un’ingente somma di denaro, ma i difensori hanno ricusato il giudice, che si è astenuto

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PRATO. Ieri, 9 luglio, il giudice monocratico Monica Jacqueline Magi avrebbe dovuto pronunciare la sentenza in un processo che vede imputati una coppia di coniugi residenti a Calenzano, accusati di circonvenzione di incapace, di essersi cioè approfittati dell’inferiorità psichica di una loro conoscente per rubarle un sacco di soldi. Ma il giudice non ha potuto pronunciare la sentenza perché ancora prima che fosse finita l’istruttoria, uno degli avvocati difensori degli imputati, Valentina Orvieto, ha presentato un’istanza di ricusazione sostenendo che alla precedente udienza il giudice aveva in qualche modo fatto capire l’esito del processo (sfavorevole agli imputati). Per questo il giudice Magi ha preferito astenersi e ora probabilmente il fascicolo verrà assegnato a un altro magistrato, e quasi certamente il processo dovrà iniziare da capo, col rischio concreto che gli eventuali reati cadano in prescrizione.

L’astensione del giudice non va considerata un’ammissione di “colpevolezza”. «In realtà non mi è parso di vedere alcuna anticipazione del giudizio - commenta l’avvocato di parte civile, Vanessa Lascialfari - È stata sentita la figlia degli imputati, che poteva avvalersi della facoltà di non rispondere oppure, come ha fatto, testimoniare, ma in quel caso era obbligata a dire la verità. Il giudice le ha ricordato più volte quest’obbligo, come è tenuta a fare quando, come in questo caso, a molte domande il teste ha detto di non ricordare niente».

Quanto al processo, gli imputati sono Gianni Di Tante, 58 anni, e la moglie Concetta Terranova, 56 anni, accusati di aver abusato dello stato di infermità psichica di una donna di 46 anni conosciuta dalla Terranova perché facevano le bidelle nella stessa scuola. Secondo l’accusa, l’avrebbero indotta a pagare cene e viaggi, una vacanza a Rosignano Solvay, un’auto Ford Focus, l’arredamento della loro abitazione (36.000 euro), un ciclomotore Yamaha, la parcella del dentista, oltre a versare assegni per 26.000 euro sul conto corrente intestato a Gianni Di Tante e ad aprire un conto corrente postale cointestato alla moglie.

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