Attenzione
Sequestrate oltre due tonnellate di marijuana: cinque arresti
Operazione della Squadra Mobile di Prato. L’accusa per gli albanesi finiti in manette è traffico internazionale di stupefacenti. La droga venduta al dettaglio avrebbe fruttato 9 milioni e mezzo di euro, Arrestata anche una donna italiana con 537 proiettili di Kalashnikov
PRATO. Maxisequestro di droga da parte della Squadra Mobile di Prato che ha operato insieme alla Squadra Mobile di Roma e alla Polizia stradale della capitale. Sono state sequestrate 2,2 tonnellate di marijuana e arrestati quattro albanesi e un'italiana residente a Roma. Si tratta di Geri Rucaj, 34 anni, Shefquet Cenaj (35), Admir Musara (37), Luisen Mamo (23) e Giuseppina Di Marzio (42). I quattro albanesi, incensurati, sono entrati in Italia con un normale visto turistico. L’accusa è traffico internazionale di sostanze stupefacenti, mentre la donna italiana è stata denunciata per detenzione di munizioni di armi da guerra e uno degli albanesi anche per il possesso illegale di una pistola carica. Gli inquirenti hanno stimato che il valore della droga, una volta confezionata in dosi e venduta al dettaglio, avrebbe fruttato 9 milioni e mezzo di euro, ma si tratta di cifre approssimate per difetto. E' stato calcolato che con questa quantita di marijuana potessero essere confezionate 440mila dosi al prezzo di 20 euro ciascuna, probabilmente destinate a rimpinguare il mercato estivo non solo di Prato, ma dell'intera Toscana.
L'operazione, condotta in più fasi fra la mattina di venerdì 4 e la sera di sabato 5 luglio, è stata illustrata in una conferenza stampa dal questore Filippo Cerulo e dal capo della Mobile Francesco Nannucci. La vicenda è iniziata alcuni mesi fa, quando la polizia stava dietro ad alcuni marocchini sospetti che frequentavano un bar di Prato, lo stesso frequentato da Mamo, il più giovane degli albanesi arrestati. Uno di questi sospettati ha noleggiato un furgone Opel e lo parcheggiato, in posizione semi-nascosta, in via del Rigo. La polizia si è insospettita ulteriormente quando, controllando periodicamente il furgone, si è resa conto che non veniva mai usato. E' scattata così la decisione di applicare un gps al mezzo, aspettando che fosse utilizzato per qualche scopo, con molte probabilità, illecito. Una misura per la quale la questura ha chiesto e ottenuto il permesso all'autorità giudiziaria.


Una settimana fa, dopo tre mesi di sosta inattiva, il furgone si è mosso, ma solo per viaggi brevi in città. Venerdì mattina, però, è partito alla volta di Roma. La polizia si è messa così sulle tracce del furgone, alla cui guida si era messo proprio Mamo, uno degli albanesi poi arrestati. A Roma l'albanese si è fermato in via Torricella, nella zona di Castelverde, dove ha incontrato altri due albanesi. A quel punto è scattata l'operazione congiunta con la Squadra mobile di Roma e, successivamente, anche la polizia stradale.
Il gruppo di tre albanesi è ripartito per Roma, Mamo col suo furgone preso a Prato e gli altri rispettivamente con un altro furgone Opel e un Voyager chrysler, a cui erano stati tolti i seggiolini dietro. La combriccola è stata seguita a distanza dalle volanti, che durante una pausa all'autogrill, hanno avuto modo di applicare un ulteriore gps per assicurarsi di poter seguire tutti i movimenti nel caso i furgoni avessero preso strade diverse. Invece si sono messi tutti nella stessa marcia: l'A 24 in direzione L'Aquila, per poi passare sull'autostrada Adriatica alla volta della Puglia. I furgoni sono usciti al casello di Cerignola Est, poi a Contrada Fiumana, in provincia di Bari, dove si sono fermata - a sera inoltrata - su una spiaggia a quell'ora deserta, sulla foce del fiume Ofanto.

La polizia ha atteso a distanza quando dal mare è arrivato un grosso gommone carico di droga, proveniente dall'Albania. La droga, 2.200 chili di marijuana confezionata in balle da 20 chili - che all'ingrosso costano 1000 euro al chilo anziché 1800, ha poi spiegato il capo della mobile - è stata caricata sui due furgoni e sul fuoristrada, che sono ripartiti alla volta di Roma. Nel frattempo lo scafista albanese è stato arrestato. La polizia però è entrata in azione solo quando i furgoni stavano entrando nella capitale dal casello Roma Est. I tre albanesi sono stati subito arrestati. Un'azione rapida e senza spargimento di sangue, visto che l'unico armato dei tre non ha fatto in tempo a reagire, nonostante avesse la pistola carica sul seggiolino accanto alla guida. 
La polizia ha poi perquisito l'appartamento dal quale erano usciti gli albanesi che si sono incontrati con Luisen Mamo, trovando all'interno, oltre ai sedili dei furgoni tolti per lasciare spazio alle mega-confezioni di droga, anche una scatola con 537 munizioni di Kalashnikov nascosta sotto un divano. Il fucile mitragliatore, di tipo vecchio come quelli utilizzati all'epoca dell'ex Unione sovietica, non è stato invece ritrovato. La propretaria dell'appartamento, Giueppina di Marzio, è stata arrestata per detenzione di munizioni di arma da guerra, mentre la sua posizione di basista nell'organizzazione criminale dedita al traffico di droga deve essere vagliata.

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