Il dolore
Subito libero il rapinatore dell’anziano
È l’effetto del decreto legge 92: se la pena è inferiore ai 3 anni non è ammessa la custodia in carcere
PRATO. Arrestato in flagranza, condannato a due anni di reclusione senza la sospensione condizionale, eppure libero. E’ il trattamento riservato al romeno di 33 anni che mercoledì pomeriggio è stato arrestato dalle volanti della polizia con l’accusa di aver aggredito e rapinato pochi minuti prima un anziano che aveva fatto un prelievo al bancomat della Bnl di via Tacca.
Quando il giudice Ettore Nicotra ha letto la sentenza, gli agenti delle volanti presenti come testimoni al processo con rito direttissimo non l’hanno presa bene, ma la legge dà ragione al difensore dell’imputato, Stefano Camerini, e il giudice non ha potuto far altro che applicare la norma.
Si tratta dell’articolo 8 del decreto legge 92 pubblicato in Gazzetta ufficiale il 26 giugno e che dovrà essere convertito entro la fine di agosto, ma che sta già producendo conseguenze forse inattese per i suoi stessi estensori. La norma in questione infatti recita che «non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni». Questo a prescindere dall’eventuale pericolosità sociale del condannato o dal rischio di reiterazione del reato. Insomma, se la pena, inflitta o anche solo prevedibile, rientra nei tre anni, l’imputato o l’indagato non possono finire in carcere. Non solo: se il giudice valuta che all’imputato possa essere concessa la sospensione condizionale della pena, non sono ammessi nemmeno gli arresti domiciliari.
E’ una mezza rivoluzione per guardie e ladri, giudici e imputati, perché nei tre anni rientrano molti di quelli che ogni giorno vengono arrestati per reati di strada. Una norma che finisce per rafforzare il luogo comune che circola in tutti i bar: «Sì, li arrestano, ma poi tanto li rimettono fuori...». E perché la norma non si applica solo agli arrestati di questi giorni, ma anche a chi è stato arrestato prima della pubblicazione del decreto ed è in custodia cautelare in carcere. Tanto che in questi giorni alla Corte d’appello di Firenze gli avvocati fanno la fila per depositare le istanze di scarcerazione, puntualmente accolte.
Tornando al romeno arrestato dalle volanti martedì pomeriggio, il giudice Nicotra ha disposto nei suoi confronti il semplice divieto di dimora a Prato. Se poi commetterà un reato altrove, non più affare del nostro Palazzo di giustizia.
Sarebbe bastato che nella norma scritta forse in fretta e furia fosse stata aggiunta una postilla che consentisse al giudice di valutare caso per caso, in base ai precedenti o alla pericolosità sociale. Invece si è preferito scriverla in questi termini forse anche per alleggerire la pressione dell’alto numero di detenuti che grava sulle strutture carcerarie italiane.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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