Le scuole: «Senza le quote volontarie non andremmo avanti»
Agli istituti e ai licei di Prato non arrivano abbastanza soldi dalle istituzioni e così i contributi delle famiglie diventano fondamentali per coprire i bilanci
PRATO. «Senza non sapremmo come mandare avanti la scuola. Saremmo costretti a eliminare laboratori e a limitare l’offerta formativa». Lo dicono uno dopo l’altro gli istituti e i licei di Prato: «Il contributo volontario versato ogni anno dalle famiglie degli studenti è ormai fondamentale, lo Stato e le istituzioni locali non ci danno soldi a sufficienza per tappare tutti i buchi».
Un dato confermato anche dalla fotografia della situazione degli istituti e licei che emerge dal portale voluto dal Miur “Scuola in chiaro” in cui è possibile trovare ogni sorta di informazione riguardo alle scuole. Compresa la parte finanziaria.
Il contributo delle famiglie è ufficialmente volontario, ma è diventato nella prassi una sorta di “tassa” da pagare al sistema formativo. A Prato i “rinforzini” non obbligatori coprono dal 30 al 50% dei bilanci scolastici e l’esborso medio dai portafogli delle famiglie si aggira attorno ai 120 euro a studente. «Non c’è mai stato e mai ci sarà nessun obbligo a versare il contributo», affermano gli istituti e i licei, ma allo stesso tempo è chiaro dai dati come senza le iniezioni di ossigenodelle famiglie le scuole difficilmente riuscirebbe ad andare avanti, soprattutto mantenendo la stessa offerta formativa.
Lo sa bene Mario Di Carlo, dirigente scolastico del Isis Cicognini–Rodari. Ì suoi licei ricevono dallo Stato poco meno di 69.713 euro, dai contributi delle famiglie 211.549 euro. «Contributi che ci permettono, oltre alle assicurazioni di coprire le attività extrascolastiche, le certificazioni linguistiche, le gite, i viaggi e le iscrizioni ai concorsi...l’elenco potrebbe essere infinito – spiega Di Carlo – Senza andare avanti sarebbe difficile. È una situazione che vale per Prato, ma per tutta Italia». Va ancora peggio all’istituto tecnico Dagomari dove il contributo dello Stato è di 50.152 euro e quello delle famiglie 42.398 euro e al liceo Copernico. «Dallo Stato riceviamo ogni anno cifre che oscillano da 70mila agli 80 mila euro – afferma il dirigente scolastico del liceo scientifico, Stefano Gestri – e dalle famiglie circa 100mila euro. Il Fondo d’Istituo ogni anno è sempre più irrisorio e senza le quote volontarie mantenere l’offerta formativa di adesso sarebbe impossibile. Senza contare che la crisi la prima a sentirla sono le famiglie e molti, pur volendo, non riescono più a versare il contributo volonta». Commenti che si ripetono ad ogni liceo e istituto.
L’istituto professionale Marconi riceve dalle famiglie 70.776 euro, dallo Stato 68.084. Va meglio al Datini che prende 166.983 euro dalle istituzione e 268.309 euro dalle famiglie.
«C’è chi conta sulle famiglie per la carta igenica – ci scherza su la vicepreside dell’Isis Gramsci-Keynes – Ho fatto una battuta, ma la situazione non è di certo rosea per nessuno, anzi. Di contributi volontari abbiamo ricevuto 114.854 euro. Sono soldi essenziali per la qualità della scuola, in tutti i suoi aspetti. Senza queste quote dovremmo chiudere tutti i nostri laboratori. Ma che scuola sarebbe senza laboratori? Lo Stato e le istituzioni parlano di innovazione, ma poi continuano a tagliare i fondi. E senza fondi che tipo di innovazione dovremmo fare?».
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