La protesta
«Mi hanno sbagliato la diagnosi» e la paziente scrive all’assessore regionale Luigi Marroni
La lettera di Patrizia rivolta anche ai dirigenti Asl: «Se mi avessero fatto almeno un’ecografia non avrei avuto bisogno di rivolgermi altrove». «Sanità bene di lusso, non mi rispondete con le solite parole prefabbricate fate in modo che ciò non si ripeta»
PRATO. «Non so se quanto mi è capitato è dovuto a negligenza o superficialità, ma se mi avessero fatto almeno un’ecografia forse sarei stata dimessa con una diagnosi precisa e corretta senza bisogno di rivolgermi altrove. Non mi rispondete con le solite parole prefabbricate, non servono a niente, ma fate in modo che ciò non si ripeta».
A scrivere queste parole è Patrizia (il cognome non lo scriviamo per questioni di privacy) che in una lettera sfoga il suo disappunto verso l’Asl pratese e la sanità in generale. Una lettera indirizzata alla stampa ma anche al direttore generale dell’Asl 4, Edoardo Majno, al direttore sanitario Asl 4, Simona Carli, al direttore del presidio ospedaliero, Luca Bianciardi, al direttore del Pronto Soccorso pratese, Simone Magazzini e all’assessore regionale Diritto alla salute Luigi Marroni.
«Il 3 giugno sono andata al pronto soccorso dell’Ospedale S.Stefano di Prato – scrive Patrizia nella sua lettera – accompagnata da mio marito, per un improvviso dolore lancinante all’addome localizzato sul fianco destro con sudorazione, nausea, vomito e senza febbre. Il dolore e la nausea non mi davano tregua, non riuscivo a stare sulla barella, così su mia sollecitazione mi è stato dato un analgesico e dopo la visita del medico di turno un antidolorifico specifico per endovena e iniezione di Voltaren. Mi è stato fatto il prelievo del sangue ed esame delle urine in quanto il medico ha detto che si trattava di una colica renale e molto probabilmente c’era un’infezione alle vie urinarie. In attesa dei risultati delle analisi, nonostante la flebo, il dolore non accennava a passare tanto che l’ho fatto presente al medico che mi ha fatto fare un’altra flebo di antidolorifico». «Mio marito – continua la lettera di Patrizia – ha chiesto vanamente che mi venisse fatta un’ecografia, ma arrivati i risultati delle analisi il medico mi ha detto che risultava “una forte, forte infezione alle vie urinarie molto probabilmente dovuta a qualche batterio...escherichia coli...”».
Patrizia viene così dimessa sempre dolorante e - come afferma lei stessa - con la prescrizione di ciproxin e voltaren al bisogno e la rassicurazione che in una settimana si sarebbe risolto tutto. Il giorno dopo Patrizia ha un’altra colica renale, con gli stessi sintomi. «Ho fatto un’iniezione di Toradol – scrive – e esguito a pagamento un’ecografia dalla quale è risultato subito che la colica renale era dovuta a un calcolo, trattato in seguito».
Ecco dunque che Patrizia sente la necessità di raccontare la sua storia e di scrivere ai dirigenti sanitari e all’assessore regionale: «All’assessore Marroni – scrive Patrizia sul finale della lettera – aggiungo che non mi stancherò mai di dire che l’Ospedale Nuovo di Prato è insufficiente per le reali esigenze della popolazione pratese considerate anche le flotte di extracomunitari irregolari che vi accedono. Noi cittadini, già subissati dai ticket, se purtroppo abbiamo bisogno, dobbiamo rivolgerci ad un altro ospedale vicino? Con tutti i tagli imposti dalla politica la sanità sta diventando un bene di lusso che solo chi ha soldi può permettersi».
E conclude: «Non mi rispondete con le solite parole prefabbricate, non servono a niente, fate in modo che ciò non si ripeta».
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