Gioco
Salumi Felici non conosce crisi «Ma è la burocrazia il nemico»
PRATO. Dalla sua fondazione, alla fine degli anni Cinquanta, fino alla più recente consacrazione del marchio con la partecipazione al banchetto enogastronomico organizzato in occasione della sfilata...
PRATO. Dalla sua fondazione, alla fine degli anni Cinquanta, fino alla più recente consacrazione del marchio con la partecipazione al banchetto enogastronomico organizzato in occasione della sfilata di moda tenutasi nel prestigioso salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, l’azienda Felici Salumi (con sede in via Bologna) ne ha fatta di strada. «Fu fondata da mio padre nel 1959 – racconta il figlio e attuale titolare, Alessandro Felici - inizialmente era nata come una bottega di macelleria con a fianco il macello, poi, negli anni Novanta, quando le norme in materia sono cambiate, abbiamo deciso di portare avanti soltanto la macelleria e relativa lavorazione delle carni insieme alla vendita all’ingrosso. Per alcuni anni, in concomitanza abbiamo continuato a seguire anche la bottega, che poi nel ‘98 venne chiusa». Alessandro Felici, oggi poco più che sessantenne, è entrato in azienda all’età di 15 anni . «Ho iniziato affiancando mio padre nell’attività di famiglia - racconta - ma la bottega non è mai stata la mia passione. Ho sempre preferito un tipo di attività diverso, che prevede il contatto con la clientela, ma non mi impone di stare al banco con orari fissi e prestabiliti». Negli anni si è specializzato nella lavorazione delle carni che vende all’ingrosso. «I nostri principali clienti sono nella grande distribuzione - spiega - a Prato, ma anche fuori provincia. In passato abbiamo servito anche gli autogrill, che ci hanno aperto un mercato nuovo». Spalla, salame, finocchiona e altri salumi toscani sono la sua specialità. «La crisi in questo settore si è sentita un po’ meno rispetto ad altri, anche se non si guadagna più come un tempo – dice – i costi stessi sono aumentati, oltre alla burocrazia». A tenere le redini dell’azienda insieme ad Alessandro c’è sua moglie Patrizia e con loro, una squadra di sei dipendenti. «Ne abbiamo assunto uno proprio di recente – fa sapere - nel selezionarlo ci siamo resi conto che oggi, rispetto a un po’ di tempo fa, è più facile trovare qualcuno disposto a imparare un mestiere come questo , anche tra i giovani c’è maggiore disponibilità, forse perché la difficoltà di trovare lavoro ha aumentato la flessibilità e gli aspiranti lavoratori sono diventati più adattabili».
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