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Tagli al Centro Pecci Aparte si oppone

Tagli al Centro Pecci Aparte si oppone

PRATO. Era stata accusata di aver votato, attraverso il suo rappresentente del consiglio d’amministrazione del Centro Pecci, a favore dei nove licenziamenti tra i dipendenti del museo. Ma da Aparte,...

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PRATO. Era stata accusata di aver votato, attraverso il suo rappresentente del consiglio d’amministrazione del Centro Pecci, a favore dei nove licenziamenti tra i dipendenti del museo. Ma da Aparte, l’Associazione Pecci Arte, arriva – attraverso un intervento del suo presidente Attilio Maltinti, una netta presa di distanza da quella decisione. Una scelta, fa sapere Maltiniti, che Aparte non condivide.

«I soci di Aparte hanno sempre rifiutato la decisione che ha portato alle lettere di licenziamento dei dipendenti del Centro Pecci – scrive Maltinti – Aparte non è, non è stata, coinvolta in tale decisione, che non le appartiene. I soci hanno sempre sostenuto che i dipartimenti del museo erano strategici e non andavano smantellati. E a cose fatte, cioè al momento dei licenziamenti, si sono mossi perché organi competenti espletassero tutte le possibilità e le condizioni di ricollocamento lavorativo. Anche se questo non basta, resta questa la linea da percorrere, se non altro per il dramma umano dei licenziati. Se, come si dice, la decisione di ristrutturare gli organici era stata presa molto tempo fa, l’epilogo poteva essere gestito diversamente».

Questa scelta, secondo il presidente di Aparte, si ripercuoterà non solo sulla vita dei licenziati, ma anche sull’attività del centro: «Si ripropone di attualità la visione complessiva del Centro Pecci. Non è tagliando le teste di taluni dipartimenti – con i quali Aparte ha costantemente e sempre proficuamente collaborato in 20 anni di attività – che si risolvono i problemi di sviluppo culturale del centro stesso, ma potenziandonecapacità e progetti, valorizzando professionalità riconosciute, verificando – in toto – attività qualificanti e iniziative, incentivando nuove proposte, impegni, competenze interdipartimentali (e, perché no, orgoglio di appartenenza). Al Pecci non si parte da zero. La produzione artistica si alimenta anche con il lavoro dei dipartimenti, specie in collegamento con il territorio. E con il coinvolgimento di utenza e pubblico».

«L’azione del nuovo direttore del centro – chiude Maltinti – non può partire depotenziata. La direzione culturale che traina e trainerà con Cavallucci tutta l’impostazione del Centro Pecci, avrà bisogno di forze necessarie a condurre una politica artistica e manageriale per la valorizzazione delle pluralità delle arti (ottima direzione di senso) che potrà e dovrà tenere conto anche di esperienza pregresse, presenti nella storia del museo e da non disperdere. Perché non ricordarlo? Tutto si deve trasformare, innovare, immaginare, progettare creativamente con uno sguardo non solo alla contabilità economica, ma anche ai valori delle singole persone che sono pur sempre una fondamentale risorsa. Con un occhio allo sviluppo delle attività del centro e con l’attenzione a queste persone, si gioca il futuro del museo».

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