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I 50 anni in tonaca di don Mauro e don Alberto
I ricordi di Rabatti (Santa Lucia) e Maggini (Capezzana) in occasione dell’anniversario della loro ordinazione
PRATO. Cinquant’anni di sacerdozio. Una vita accanto al Signore per don Mauro Rabatti e don Alberto Maggini che, domenica 29 giugno, ricordano le loro nozze presbiterali. Furono ordinati a Prato per mano del vescovo Pietro Fiordelli nel 1964. Entrambi 75 anni, sono gli unici due pratesi di quell’anno, e gli ultimi due pratesi ad aver frequentato il seminario a Firenze (da allora i seminaristi alloggiano nella struttura di Prato).
Don Mauro Rabatti. Originario di Reggello, da 49 anni è parroco a S. Lucia dopo aver svolto il primo anno da sacerdote a S. Giusto. Quando don Mauro giunse a S. Lucia, la zona contava più o meno seicento persone.
«Appena arrivato il mio desiderio era quello di conoscere i fedeli – racconta -. Così ogni giorno andavo in un bar piuttosto che al circolo a giocare a carte. Si venne a creare un forte rapporto di fiducia. Il compito che mi fu affidato era quello di costruire la nuova chiesa».
Don Mauro Rabatti (foto Batavia)

E mentre rivede le foto di lui giovane prete appena consacrato, ritratto insieme agli adorati genitori, sorride e quasi si meraviglia di quell’incarico enorme cui era chiamato. «Eppure ce l’ho fatta – dice soddisfatto don Mauro – Fu costituito un comitato per raccogliere fondi per la costruzione della chiesa, poi degli ambienti parrocchiali, quindi del restauro del complesso di S. Lucia. Quel comitato nacque nel 1966 e si scioglierà sabato 28 con la messa di ringraziamento per i miei cinquant’anni di prete». La celebrazione è in programma alle ore 18 nella chiesa Regina Pacis. «In quell’occasione – aggiunge don Mauro - consegnerò una sessantina di pergamene a quanti hanno fatto parte del sodalizio. A chi è ancora in vita ed alla memoria di quanti ci hanno lasciato. Persone che facevano il giro di tutte le case per chiedere offerte. E tutti i mesi entravano soldi che hanno permesso le opere che oggi abbiamo. Nel 1974 inaugurammo la Chiesa pagata per metà dalla Curia e per metà da S. Lucia».
Ripercorrendo i suoi anni di prete don Mauro Rabatti non dimentica l’esperienza che lo portò, insieme a don Franco Baroni, a mettere su delle classi scolastiche per i bambini zingari che rimasero aperte una decina d’anni, un modo per integrare queste comunità con quelle locali. «Quello che ho sempre voluto – dice sicuro il prete – è portare la Chiesa in mezzo agli uomini”. Don Mauro, che per 24 anni è stato pure insegnante di religione, è un parroco che porta avanti tante attività in una parrocchia che oggi conta circa cinquemila abitanti. «Abbiamo pensato a realizzare gli edifici parrocchiali – dice - ma l’attenzione è stata rivolta anche al mondo esterno quando ci sono stati fatti che hanno segnato duramente alcuni popoli. Per fare un esempio, dal 1993 al 1998 siamo stati 16 volte in Croazia». E poi ricorda l’adozione di 92 bambini che ora vivono nei territori da Prato fino ad Assisi. «Indiani, africani, cileni, brasiliani che ho battezzato io – ricorda don Mauro -».
Don Alberto Maggini. La prima esperienza di don Alberto Maggini una volta indossata la talare fu quella di vice rettore al seminario minore di Prato. Poi vice parroco per quattro anni a Tavola, quindi la nomina a parroco di Capezzana dove tutt’ora svolge il suo instancabile ministero sacerdotale. I ragazzi lo ricordano anche quale apprezzato insegnante di religione al Dagomari (ha portato avanti questo compito per oltre trent’anni). Una passione del parroco è lo sport. «Lo sport è un grande valore – spiega don Maggini – anche se oggi si copiano miti sbagliati».
Don Alberto Maggini (foto Batavia)

Dal 1968 al 1999 don Alberto è stato consulente del Centro sportivo italiano e ha trasmesso ai ragazzi l’amore per lo sport che deve tradursi in momento dialogante e di apertura. Un amore per lo sport, quello del parroco di Capezzana, sicuramente trasmesso da Ferdinando Mandrini suo insegnante di educazione fisica quando era in seminario: «Facevamo ginnastica dalle 7,40 alle 8 del mattino nei corridoi del seminario – ricorda don Alberto – In generale lo sport mi piace tutto e il lunedì mattina vado a vedere i risultati delle giovanili. Se andavo allo stadio? Altro che, ma quando ero più giovane”» Tifoso della Fiorentina dice di guardare i mondiali. «Se non mi fanno addormentare – sorride – Il troppo viene annoia. Oggi vedo un calcio senza anima, completamente diverso rispetto a quello di trent’anni fa». In questi giorni sta preparando la festa per i suoi cinquant’anni di sacerdote. Che, come don Rabatti, ricorda il 29 giugno.
Oggi alle ore 19 nella chiesa di S. Maria di Capezzana messa solenne alla presenza del vescovo Franco Agostinelli. Alle 21,15 musica all’aperto negli ambienti parrocchiali. «Si spazierà da brani di musica italiana a canti religiosi, jazz e poi ci saranno anche due tenori – spiega – Domenica, invece, cena all’aperto». Alla domanda su cosa è stato per lui essere sacerdote risponde senza pensarci un attimo: «Annunciare il Vangelo ed educare alla fede». Gli si illuminano gli occhi quando parla dei ragazzi che in questi giorni frequentano l’oratorio estivo ed il 2 luglio andrà anche lui a Riccione all’Acquafan insieme ai giovani. Da qualche anno don Maggini ha un problema ad un piede ma questo non gli impedisce di continuare ad esercitare il suo essere prete forse più di prima. «L’altra sera – racconta – sono stato a Livorno da un mio compagno di seminario che festeggiava le nozze d’oro sacerdotali. Ho guidato io e con me è venuto il vescovo emerito Simoni».
Don Maggini, rammenta, i lavori che hanno interessato il rifacimento della casa canonica, opere portate avanti con grossi sacrifici da parte dei parrocchiani. Il parroco mostra, infine, due foto che lo ritraggono con Benedetto XVI nel febbraio 2013 e con Francesco, alla fine dello scorso anno. «Quando ho chiesto ai Pontefici la benedizione – dice - entrambi mi hanno risposto di pregare per loro».
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