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Prato

Dai conti del Comune di Prato mancano 22 milioni

Dai conti del Comune di Prato mancano 22 milioni

Lunedì 30 in approvazione il bilancio consultivo, per rimediare è previsto un aumento delle tasse

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PRATO. «Dovremo approvare ciò contro cui abbiamo votato un mese fa, una scelta complicata, lo so, ma chiedo alla maggioranza (fino a un mese fa opposizione ndr) un’assunzione di responsabilità, per tenere in mano la città senza doverla affidare a un commissario»: così il sindaco Matteo Biffoni ha preceduto la presentazione, da parte dell’assessore Monia Faltoni, del bilancio consuntivo che, lunedì 30, andrà in consiglio comunale.

In effetti è un quadro abbastanza paradossale, con l’attuale maggioranza chiamata a ratificare un atto di chi c’era prima e contro il quale si era pure schierata: «È un bilancio non nostro – ha detto Biffoni – chiederemo un impegno politico a fare nostro quel che nostro non è. Non ci assumiamo in nessun modo la responsabilità di ciò che è stato fatto, ma dovrò chiedere questo sforzo ai gruppi di maggioranza. Per noi è importante che la città tenga una guida politica».  Quanto emerso, sostiene il sindaco di Prato, «è la prova provata che quella sofferenza che c'era nella vecchia maggioranza in fase di approvazione del consuntivo (che, infatti, venne bocciato) non aveva solo una natura politica». E ora sarà la nuova maggioranza ad assumersi il compito, fatto soprattutto di oneri, di cercare di ridare un equilibrio al bilancio, perché, da parte di chi l’ha preceduta, chiude Biffoni, «non c’è stato il coraggio di fare scelte che dobbiamo fare noi».

 Tutto per rimediare a conti che non tornano, e per ritrovare l’equilibrio ci sono solo due strade, quelle classiche: ridurre le spese e aumentare le entrate. Una voce quest’ultima che, per ogni amministrazione, si può tradurre solo in un modo: più tasse. E c’è anche un’altra parola per definire quello che è emerso dall’analisi del bilancio consuntivo, quella – seppur mai usata – di “buco”. Per l’esattezza un disavanzo di 22,9 milioni di euro, frutto della differenza tra quanto il Comune ha incassato nel 2013 e quanto ha dovuto pagare.

In sostanza non tornano i conti tra il bilancio “per cassa” e quello “per competenza”, ossia, per usare un’esemplificazione, tra il bilancio reale e quello virtuale. Il primo indica i soldi che veramente entrano in cassa, il secondo quelli che si prevedeva di veder arrivare, compresi i cosiddetti crediti inesigibili (in particolare, in questa voce, rientrano i soldi delle riscossioni delle multe).

«Non si tratta di una procedura illegale – precisa il neo assessore al bilancio Monia Faltoni, riferendosi all’operato della precedente amministrazione – è il frutto della riforma avvenuta tra il 2011 e il 2012, che ha permesso di inserire in bilancio i diritti di credito». In sostanza non si indicano esclusivamente i soldi che sono effettivamente entrati in cassa, ma anche quelli che si prevede di riscuotere, i crediti del Comune. Peccato che una parte di quelli non saranno mai visti, sono i cosiddetti crediti inesigibili. E sotto voce spiccano per esempio le multe fatte e mai riscosse, e che difficilmente saranno riscosse in futuro: «Dal bilancio consuntivo si vede lo scatto in avanti del capitolo di introiti per violazione al codice della strada – prosegue l’assessore – dai 9 milioni del 2011siamo passati ai 10 milioni del 2012, fino ai 28 milioni del 2013». Soldi in gran parte mai arrivati.Così a fronte di incassi per 273,8 milioni di euro inseriti in bilancio «c’è stata un’effettiva riscossione di 261,6 milioni, a fronte di pagamenti per 284,4 milioni di euro». Un saldo che, al 31 dicembre, era quindi negativo per poco meno di 23 milioni.

La situazione, al momento, è leggermente migliorata, come spiega sempre Faltoni, «perché stiamo incassando l’Imu e la Tari (ma quest’ultima è sostanzialmente una partita di giro). A conti fatti, al netto delle tasse, servono comunque 9 milioni di euro per ritornare in pari». La strada? Taglio delle spese e incremento delle entrate appunto, e, alla fine, una decisione del genere era già stata presa, tra gli ultimi atti, anche dalla passata amministrazione, «che aveva deliberato in questo senso sotto la pressione degli uffici finanziari».
In particolare sulle seconde case sarà introdotta l’Imu al 10,6 per mille, un punto in più rispetto a prima. Per le seconde case (ma vale anche per i capannoni) si è preferito operare sull’Imu, piuttosto che sulla Tasi, in quanto questo semplifica i conti sia per chi deve pagare che per chi deve riscuotere. Per quanto riguarda la Tasi (per le prime case) questa sarà fissata al 2,5 per mille.

Una situazione di emergenza quella che si trova ad affrontare il Comune, secondo gli attuali amministratori per scelte sbagliate o non fatte da parte di chi li ha preceduti. Ma chi c’era prima sapeva quel che faceva? «Sì – risponde drasticamente Monia Faltoni – è una situazione che non emerge adesso, ma non si è fatto nulla per risparmiare, anzi, le spese per beni e servizi sono aumentate, le consulenze legali esterne sono passate da 80mila a 200mila euro e, nel 2009, dopo le elezioni, mi risulta che parecchi tra gli assessori che ci hanno preceduto abbiano rinnovato i loro uffici».

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