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Prato

Boccata d’ossigeno per i quaranta dipendenti della Grassi

Boccata d’ossigeno per i quaranta dipendenti della Grassi

E’ andata a buon fine la vendita dei due rami d’azienda dell’ex colosso dell’edilizia. Da sei mesi i lavoratori non riscuotono l’assegno di mobilità

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PRATO. Era un gigante dell’edilizia a Prato che negli anni d’oro ha saputo dare lavoro anche a un centinaio di persone. Un gigante dai piedi d’argilla, franato sotto i colpi di una crisi che ha spezzato la schiena al settore, dal crack di Btp in poi. Ora, una piccola iniezione di liquidità viene immessa nel corpo moribondo della Grassi snc in concordato preventivo dal novembre 2012 e con un passivo verso fornitori e dipendenti che ammonta intorno ai 30 milioni di euro.

E’ andata a buon fine la vendita di due rami d’azienda – l’attività di autotrasporti di Castelnuovo e il terreno di Spicchio (Empoli) - attraverso due bandi di gara distinti (il primo a scaduto il 28 marzo, il secondo il 26 maggio), sotto la supervisione dei liquidatori giudiziali Paolo Faini e Massimiliano Arrigoni: sono due tasselli del ricco puzzle formato da quella che una volta era la miriade di aziende del Gruppo Grassi, finiti ora nelle mani di altre società. A ben guardare, tutto rientra in famiglia con un accordo che è stato perfezionato pochi giorni fa, a quasi tre mesi di distanza dal bando scaduto a marzo: ad aggiudicarsi il ramo dell’autotrasporto con un’offerta di 455mila euro è infatti la società Castelnuovo Lavori srl che vede nella compagine societaria la stessa famiglia Grassi (Morena, Marco, Sandro , Fabio e Fabrizio) e, in quota di maggioranza, un’immobiliare di Campi Bisenzio che fa capo all’imprenditore Alfiero Poli, patron della impresa Polistrade spa e fra i soci di Omnia Center a Capezzana.

Mentre si attende l’omologazione che chiuda tutta la procedura del concordato e consenta all’azienda di saldare sei mensilità di stipendi arretrati da maggio 2013 (una quarantina gli ex dipendenti messi in mobilità a novembre scorso, attualmente con l’unico paracadute della disoccupazione speciale per l’edilizia per 18 mesi), ha avuto esito positivo anche la vendita del ramo d’azienda con sede a Spicchio, nell'empolese, un fabbricato di 300 metri con i locali per gli attrezzi, la mensa e i piazzali). A farsi avanti con un’offerta di 450mila euro (l’importo posto a base d’asta) negli uffici dei liquidatori giudiziali è stato un imprenditore di Empoli su cui nome per ora vige massimo riserbo trattandosi di un’aggiudicazione provvisoria a persona fisica, che ha chiesto di rateizzare l’offerta economica versando una parte della cauzione.

Deserta invece la gara relativa alla procedura di vendita dell’azienda di Baciacavallo con l’impianto di inerti, palazzine ad uso ufficio, macchinari e camion per una cifra valutata 6,6 milioni di euro; idem per l’acquisto dell’intero complesso aziendale, quotato 7,05 milioni di euro. Sono questi i capitoli più corposi e cruciali dell’intera operazione, motivo per cui i liquidatori giudiziali stanno pensando già a un nuovo bando di gara (il terzo) “scorporato”, ovvero suddividendo la vendita di beni immobili e mobili per cercare di dare via almeno i macchinari. «Logico che l’auspicio sia quello di vendere l’intero ramo d’azienda - spiega al telefono il liquidatore giudiziale Faini - ma con i tempi che corrono proveremo a formulare un nuovo bando».

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