Il Tirreno

Prato

Prato, via libera nelle corsie dell’ospedale ai ministri di culto delle diverse religioni

di Azelio Biagioni
Prato, via libera nelle corsie dell’ospedale ai ministri di culto delle diverse religioni

Presentato in Provincia l’accordo tra l’Asl e alcuni rappresentanti di varie confessioni. All’interno dell’ospedale una sala multiculto. E’ uno dei primi casi in Italia

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PRATO. Si chiama “Ospedale plurale” il protocollo d’intesa firmato giovedì 26 giugno dall’assessore provinciale Loredana Ferrara, dal direttore dello staff di direzione aziendale dell’Asl 4 e dai rappresentanti di alcune comunità e professioni presenti a Prato. Un percorso che vuole garantire a tutti i degenti del nosocomio di Galciana non solo la libertà di culto ma anche la possibilità di relazionarsi con un rappresentante della propria fede durante i momenti di ricovero.

Quindi via libera all’accesso nelle corsie dei reparti di ministri di culto delle religioni più disparate. L’Asl si è impegnata nel mettere in piedi appositi corsi di formazione per gli operatori sanitari in modo che siano in grado di poter garantire l’adeguata assistenza, a secondo delle diverse usanze ed in particolari momenti della vita dei pazienti in ospedale. I firmatari, insieme a Provincia ed Asl 4, sono associazione Buddhista della comunità cinese in Italia, Chiesa Cristiana Victoria, associazione pakistana comunità in Prato onlus, comunità Bahà’i di Prato, comunità ebraica di Firenze, istituto buddista italiano Soka Gakkai, Prato evangelica, unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar).

Partner del progetto (anche se non firmatario del protocollo) il Centro per i diritti del malato – Cittadinanza attiva. «Con questo protocollo diamo la possibilità a tutti i ricoverati del S. Stefano di vivere la propria religione nei momenti di sofferenza – spiega Loredana Ferrara – Mi sento onorata di aver apposto la mia firma perché il percorso andrà a migliorare il servizio offerto ed inoltre è un modo di integrazione sociale”. Fabio Baldi del Centro per i diritti del malato spiega come abbia voluto subito sposare la nobile causa. Il documento prevede inoltre che, a partire dal prossimo 26 settembre, sia sempre aperta la stanza multiculto situata al primo piano dell’ospedale, di fronte alla Cappella. Verrà anche potenziata la segnaletica presente affinché lo spazio venga individuato facilmente. «Fino ad oggi – dice Claudio Sarti – chi voleva usufruirne doveva chiedere la chiave al personale dell’accoglienza. Dal 26 settembre, invece, sarà sempre aperta».

Il dirigente dell’Asl sottolinea come il protocollo sia aperto, quindi strada facendo possono aderirvi pure altre confessioni religiose. Il dottor Sarti annuncia, inoltre, che il 4 dicembre si terrà un convegno di portata nazionale dove verrà presentato questo progetto, definito unico. «Ad oggi - spiega – sappiamo che c’è una sala multiculto al ‘San Camillo’ di Roma, al ‘S. Anna’ di Ferrara e alle ‘Molinette’ di Torino. Ma un percorso come quello che abbiamo appena firmato non ne abbiamo mai incontrato».

La sala multiculto vuole essere uno spazio per lo spirito aperto a tutte le confessioni. Dentro non ci saranno simboli che riportino ad una religione in particolare. «Solo delle sedie – precisa Sarti – e dei libri sui vari ‘credo’. Inoltre, una rosa con i punti cardinali e stiamo valutando l’ipotesi di collocare un tappeto».

In questo modo i parenti o gli amici di quanti sono ricoverati all’ospedale e che vengono a fare loro una visita e che professano una religione diversa da quella cattolica, potranno accedere a questo ambiente anche insieme ai loro cari ricoverati. Per quanti invece non posso muoversi dal letto è possibile richiedere la presenza di un ministro del proprio culto che potrà portare una parola di conforto. A differenza dei sacerdoti presenti all’ospedale che vengono pagati dall’Asl 4 in base ad un protocollo fra Regione e Conferenza episcopale toscana gli esponenti degli altri culti che entreranno al S. Stefano lo faranno a titolo gratuito.

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