Il Tirreno

Prato

Le famiglie degli operai morti alla Teresa Moda sono state risarcite

di Paolo Nencioni
Le famiglie degli operai morti alla Teresa Moda sono state risarcite

L’avvocato che difende i confezionisti dell’azienda bruciata a Prato in via Toscana è in possesso dei bonifici: 110.000 euro a testa, pagati in Cina

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PRATO. Il risarcimento danni cinese è molto più veloce di quello italiano. I familiari dei sette operai morti nell’incendio della confezione Teresa Moda, la fabbrica che prese fuoco all’alba del 1° dicembre in via Toscana, sono stati liquidati con 110.000 euro a testa dai gestori di fatto della confezione.

La notizia arriva nel giorno in cui è iniziato il processo con rito immediato a carico di Massimo e Giacomo Pellegrini, proprietari dell’immobile di via Toscana tramite l’immobiliare Mgf, ma è contenuta negli atti dell’altro processo che i confezionisti cinesi hanno chiesto di celebrare con rito abbreviato. Le sorelle Lin You Lan e Lin Youli, insieme al marito di una delle due, Hu Xiaoping, sono assistite dall’avvocato fiorentino Gabriele Zanobini, che una volta ricevuta la citazione per il giudizio immediato, ha fatto istanza per l’abbreviato, condizionandolo però al fatto che vengano ascoltati i familiari delle vittime (ma gli imputati faranno l’abbreviato anche se il giudice non accoglierà la condizione posta dall’avvocato).

Il motivo è ben chiaro. L’avvocato Zanobini dice di essere in possesso delle scritture private che una delle due sorelle cinesi ha fatto sottoscrivere in Cina ai familiari delle vittime della Teresa Moda. Nei documenti si dà atto che i confezionisti versano l’equivalente in renminbi (la moneta cinese) di 110.000 euro a ogni famiglia. Non solo. L’avvocato Zanobini sarebbe anche in possesso dei bonifici degli avvenuti pagamenti.

Di queste transazioni si era avuta notizia nel corso delle indagini condotte dalla squadra mobile e coordinate dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri sull’incendio di via Toscana, ma finora erano solo tracce, si era capito che una delle due sorelle all’inizio dell’anno era andata in Cina per tentare di tacitare le richieste dei familiari con un esborso immediato. Non era chiaro se alla promessa di pagamento era seguito un pagamento vero e proprio. E per mesi si è trascinato il supplizio di sei delle sette salme che non hanno trovato degna sepoltura fino a sabato 21 giugno, giustificato dal fatto che i familiari non avevano ricevuto nessun tipo di risarcimento e pochi aiuti economici.

Ora, se i documenti in possesso dell’avvocato Zanobini corrispondono al vero, si sa che le famiglie dei morti hanno avuto un primo risarcimento. E si capisce il motivo per cui l’avvocato fiorentino ha chiesto che in aula vengano ascoltati i parenti. Il risarcimento potrebbe far scattare un’attenuante, oltre allo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Ma il giudice non ha ancora accolto la richiesta dei tre confezionisti cinesi.

L’avvocato Tiziano Veltri, che assiste cinque delle sette famiglie delle vittime, lo scorso 19 giugno ha detto di non sapere nulla di ufficiale sui risarcimenti, aggiungendo che nel caso fossero stati versati, si tratterebbe comunque di risarcimenti parziali («La vita di un essere umano non vale 110.000 euro») e di avere intenzione in ogni caso di costituirsi parte civile anche al processo contro i confezionisti.

L’avvenuto pagamento in Cina potrebbe spiegare anche l’atteggiamento del Consolato cinese di Firenze, che pur non affermandolo esplicitamente, aveva fatto capire nei giorni scorsi che le famiglie avevano avuto una parziale soddisfazione, mediata dallo stesso Consolato. E di cui nemmeno la Procura di Prato ha saputo nulla ufficialmente.

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