Il Tirreno

Prato

Prato, oncologia: «Né chiusure, né ridimensionamenti»

di Luigi Spinosi
Prato, oncologia: «Né chiusure, né ridimensionamenti»

Il direttore generale dell’Asl Edoardo Majno e il primario del reparto Angelo Di Leo smentiscono l’allarme nato dopo la riorganizzazione per il periodo estivo

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PRATO. La parola “emergenza” non va bene, peggio ancora quella “ridimensionamento”. Proibito assolutamente poi il termine “trasferimento”. Nessuna, come spiega il direttore generale dell’Asl 4 Edoardo Majno , rispecchia quanto sta succedendo nel reparto di oncologia, eppure, seppur con diverse declinazioni, sono circolate nei giorni scorsi, nelle manifestazioni e nelle proteste in difesa di quella che (e su questo son tutti d’accordo) rappresenta un’eccellenza della sanità pratese.

Un’eccellenza che, rassicurano il direttore stesso, e il direttore del dipartimento oncologico Angelo Di Leo, non corre alcun pericolo. Eppure l’allarme in città c’è, generato da quello che è un appuntamento inevitabile con l’estate e con il periodo delle ferie, che inevitabilmente comporta una riduzione di personale e servizi. Non è, appunto, un’emergenza, perché l’emergenza è qualcosa di imprevisto, e che arrivi il momento delle ferie è risaputo. E, in quanto “non emergenza”, questo momento è stato affrontato con una riorganizzazione del servizio che, però, ha dato il via a un allarmismo generale.

Dalle voci di riduzione si era passati addirittura a ventilare il pericolo di un trasferimento del reparto, alla volta di Firenze. E parte proprio da quest’allarme l’intervento del direttore generale: «Voglio subito smentire una cosa curiosa, di cui non riesco a comprendere la genesi – ha esordito Majno – ossia quella che ci sarebbe l’intenzione di spostare oncologia verso Careggi o altri ospedali. Un’idea del genere non è mai esistita, nemmeno nelle intenzioni. Anzi, nei limiti delle risorse a disposizione l’impegno in questo settore è stato rafforzato. In ambito oncologico nella nostra regione esiste un modello “a rete”, di cui Prato è un nodo importante, e stiamo facendo in modo che questo nodo sia sviluppato e potenziato».

Che la direzione percorsa sia opposta a quella temuta dai cittadini lo sostiene anche Di Leo, che nel suo intervento ha evidenziato i progressi del reparto negli ultimi 10 anni, sottolineando come il passaggio dal vecchio al nuovo ospedale rappresenti un salto di qualità: «Il passaggio dal vecchio al nuovo costituisce un elemento di grande miglioramento, con più spazi e miglior confort per i pazienti. Anche nel day hospital siamo passati da 12 a 21 posti letto. Ma non è solo una questione di numeri di letti, ma di qualità degli spazi. Negli anni l’attenzione verso l’attività oncologica è cresciuta moltissimo: prima del 2003 erano molti i pazienti che andavano fuori da prato. Adesso la tendenza si è invertita, e siamo noi ad accogliere arrivi da fuori provincia e anche da fuori regione. Dai 4 medici più primario dell’epoca si è passati agli attuali 13 medici più primario. Certo, da parte nostra noi sollecitiamo sempre la direzione aziendale a un continuo miglioramento, ma è ridicolo dire che non c’è stato un incremento del servizio».

E se per Di Leo parlare di mancato potenziamento è ridicolo, figuriamoci parlare di riduzione: «Ho letto parecchie inesattezze sul presunto ridimensionamento. Se lo avessi anche solo percepito avrei già fatto le valigie, e con me molti altri medici. Non sono qui per vivacchiare».

Un allarme forse generato da un “accorpamento”, con il reparto di oncologia incorporato con nefrologia e reumatologia, in uno stesso spazio al primo piamo del nuovo ospedale: «In realtà – riprende Di leo – il passaggio al nuovo ospedale ha comportato un forte miglioramento. Oncologia non ha certo chiuso, è stata incorporata da ottobre in una cosiddetta area polispecialistica, ma, per fare un esempio, la maggior parte dei posti letto, dai 16 ai 18 su 21, sono destinati ai pazienti oncologici».

Però da 5 giorni è cresciuto l’allarme, da quando cioè il reparto al primo piano ha chiuso e l’area polispecialistica è stata spostata al secondo piano, con appena 8 posti letto a disposizione, una decisione della direzione sanitaria resa necessaria dal periodo di ferie: «Questo ha destato un po’ di preoccupazione, anche per il mancato trasferimento di tutto il personale infermieristico, con il quale i pazienti hanno stabilito un rapporto che va al di là dell’aspetto sanitario, per coinvolgere anche quello umano. Su questo abbiamo aperto subito un confronto con la direzione aziendale, necessario per seguire attentamente la situazione nelle prossime settimane. In questi primi cinque giorni non si sono registrati particolari difficoltà, ma stiamo sempre all’erta, pronti comunque a rivedere il piano in caso di necessità, in attesa del primo ottobre quando ritorneremo al nostro piano».

«Non è un’emergenza – ribadisce da parte sua Majno – è flessibilità organizzativa: accade in tutti i periodi estivi in tutti gli ospedali del mondo, ma, dalla nostram abbiamo quella che è la peculiarità del nostro ospedale, che è l’elasticità».

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