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Prato

Il metro dell’Isee non rende giustizia alla realtà

Il metro dell’Isee non rende giustizia alla realtà

E’ uno strumento imperfetto perché non dà una fotografia istantanea di quella che è la reale situazione di una famiglia, e nemmeno i correttivi adottati sono efficaci

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PRATO. Si scrive Isee, si legge fotografia della condizione economica di una famiglia, quella che cumula i redditi da lavoro, patrimonio, figli a carico. Laura e Daniele (di cui ometteremo il cognome per ragioni di privacy), marito e moglie con stipendio da impiegati inferiore a 1500 euro a testa, non si ritengono persone ricche. Eppure, avendo una casa di proprietà, con tanto di mutuo da pagare, un “tesoretto” di 10mila euro in banca, nel 2012 superavano il tetto Isee di 37mila euro. Così, al momento di mandare al nido Vittoria, la loro piccola di 18 mesi rientrata nella graduatoria comunale, avrebbero dovuto spendere 470 euro al mese per il tempo lungo. «All’epoca era la tariffa intera che mi chiedevano per il nido comunale – racconta Laura - Volevo iscriverla a “L’Astrolabio” di viale Galilei, ma alla fine scelsi di rinunciare perché la differenza rispetto alla retta del nido privato era di 50 euro. A fronte di un servizio più flessibile, era meglio scegliere il privato». Dopo che la piccola Vittoria s’iscrive all’asilo, ecco la batosta sulla famiglia: il marito di Laura perde il lavoro. Intanto però faceva fede l’Isee presentato prima di settembre 2012, riferito alla denuncia dei redditi dell’anno precedente. «L’Isee è uno strumento imperfetto perché non dà una fotografia istantanea» fa notare mamma Laura. Proprio per evitare queste situazioni dovute al taglio dei budget familiari, la giunta Cenni nel febbraio 2013 aveva stabilito che venisse abbattuta del 50% la retta nel caso di perdita del lavoro di uno dei genitori nell'anno precedente alla richiesta. Una boccata d’ossigeno che a poco serve se uno dei genitori è disoccupato “cronico”. Come nel caso di Elena, famiglia monoreddito con un’entrata di 1200 euro al mese, lo stipendio del marito: il figlio Gianni viene accettato dal nido comunale, inserimento previsto nel settembre 2013: «Come pago 340 euro al mese quando in casa viviamo in tre con 1200 euro? Vivo nella casa sopra i miei genitori: dal punto di vista catastale è un solo edificio, questo significa che vengano sommati i redditi di due nuclei». Morale della favola: è toccato rinunciare al nido. (m.l.)

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