Il Tirreno

Prato

Don Uberto Fedi racconta i suoi 60 anni per la comunità

di Azelio Biagioni
Don Uberto Fedi racconta i suoi 60 anni per la comunità

A Tavola si celebra l’anniversario di sacerdozio del parroco, ci sarà anche il vescovo di Prato Franco Agostinelli

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PRATO. È uno dei cinque sacerdoti di Prato che per primi hanno ricevuto l’ordinazione nella cattedrale di Santo Stefano. Era il 29 giugno 1954. Fino all’anno prima le celebrazioni per queste occasioni avvenivano, anche per i seminaristi pratesi, a Pistoia. Solo dopo la morte dell’ultimo vescovo di Prato e Pistoia, monsignor De Bernardi, e l’autonomia di Prato come diocesi, iniziarono ad essere consacrati presbiteri anche in Santo Stefano. Don Uberto Fedi è uno di quei cinque. E domenica 29 festeggia i sessant’anni di sacerdozio, di cui 58 spesi al servizio della comunità di Tavola. È l’unico rimasto in vita dei compagni di seminario che con lui vennero ordinati sacerdoti nel 1954 (c’era anche il futuro vescovo Simone Scatizzi). L’11 settembre, don Fedi, compie 83 anni. Ma quell’età sembra averla solo sulla carta d’identità. Mente lucidissima, agile nei movimenti, don Uberto è l’attivissimo parroco di Tavola sempre al servizio degli altri.

Ricorda con precisione tutte le date del suo ministero sacerdotale a cominciare da quando, a 22 anni, indossò la stola: «A quel tempo la legge prevedeva come età canonica per il sacerdozio i 24 anni. Io ne avevo poco più di 22. C’era, comunque, la possibilità di chiedere una dispensa direttamente alla Santa Sede e così feci. Non essendo ancora stato nominato il primo vescovo di Prato (accadrà nel luglio 1954 con Pietro Fiordellindr) venne inviato per le ordinazioni monsignor Giuseppe Gori, originario della città ma vescovo di Nepi e Sutri nel Lazio. Da prete novello il mio primo incarico fu di cappellano a Santa Maria del Soccorso a fianco di monsignor Danilo Aiazzi. Era la mia parrocchia nativa ed ero tanto contento di essere lì. In mezzo a quanti mi avevano visto crescere e tenuto anche in braccio e che ora venivano da me in confessionale. Nel luglio 1956 monsignor Fiordelli mi nominò parroco di Tavola dove sono da ben 58 anni».

Parlando di Tavola don Fedi ricorda il periodo in cui lì non si costruiva più: «Era stata ventilata l’ipotesi di realizzare un aeroporto a San Giorgio a Colonica, e qui non si fabbricava più nulla. E questo comportò una diminuzione dei residenti. Solo quando l’idea svanì la zona riprese a popolarsi ed oggi conta circa 3mila persone». La giornata tipo di don Fedi inizia presto. Alle 7,30 celebra la messa feriale (la domenica l’Eucaristia è alle 7), seguono i vari impegni parrocchiali e quando può fa una capatina al circolo. Il martedì è il giorno in cui porta la Comunionechi non può uscire di casa, una ventina in tutto. Che il sacerdote raggiunge in bici o in motorino: «Non sono un amante dell’auto – sorride don Uberto – preferisco le due ruote».

Venerdì alle 19 nella chiesa di Santa Maria Maddalena di Tavola, si terrà la solenne celebrazione di ringraziamento per i suoi sessant’anni di sacerdozio. Parteciperanno anche il vescovo di Prato monsignor Franco Agostinelli e i sacerdoti diocesani, oltre alla comunità di Tavola che si stringe attorno alla sua guida spirituale. «L’anniversario è domenica – precisa don Uberto – ma essendo giorno festivo e i sacerdoti impegnati ho anticipato la messa di un paio di giorni. Tra l’altro, proprio domenica in Cattedrale ci sarà un’ordinazione sacerdotale alla quale parteciperò anch’io. A dire il vero non volevo far nulla. Sono così di carattere. Ma poi ho pensato che con questa Eucaristia si evidenzia il valore del sacerdozio ed è un modo per pregare per nuove vocazioni. Di quei 5 sacerdoti che fummo ordinati sono rimasto solo io. Mi sento un po’ il portavoce del gruppo qui in terra, dato che loro rendono grazie al Signore in Paradiso. Durante la messa li porterò con me». Il parroco ricorda infine i quello che considera il suo fiore all’occhiello: la scuola materna paritaria gestita dalla parrocchia che conta 130 bambini.

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