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Prato

La Provincia di Prato mette in vendita i propri gioielli

Francesco Albonetti
La Provincia di Prato mette in vendita i propri gioielli

All’asta i palazzi Novellucci e Gori e i negozi di via Ricasoli, tagli alla cultura e un ritocco dell’addizionale sui rifiuti. E’ l’ultima manovra dell’ente per far fronte al contributo di 2 milioni chiesto dal governo

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PRATO. La Provincia chiude la propria attività istituzionale ufficiale, prima di trasformarsi in un nuovo ente, con una pesante manovra sul bilancio già approvato nell’aprile scorso. La manovra si rende necessaria per far fronte al contributo di 2 milioni 140mila euro chiesto dallo Stato col decreto Irpef varato dal governo la scorsa settimana. Con questo ulteriore taglio l’ente non sarebbe più in grado di pagare i creditori e completare gli investimenti in cantiere. Ecco l’esigenza di mettere di nuovo le mani del bilancio, in modo da poter garantire il pagamento delle ditte che ancora non hanno riscosso e il completamento di lavori importanti alcuni dei quali già appaltati: dalla seconda corsia della Declassata all’altezza del Calice ad alcune opere idrauliche(argini e nuove casse di espansione) per mettere in sicurezza i torrenti in vista dell’autunno, fino ai lavori di edilizia scolastica.

“Un assunzione di responsabilità” - ha detto il presidente della Provincia Lamberto Gestri - Potevamo lavarcene le mani, paralizzando tutto e scaricando sui cittadini e sui Comuni le difficoltà. Abbiamo fatto la scelta dell’assunzione di responsabilità per pagare le imprese che fanno i lavori, riaprire le scuole a settembre, sistemare gli argini di Ombrone e Bisenzio in tempo per affrontare le piogge autunnali e garantire possibilità di investimenti sper il futuro”.

Il piano di rientro prevede tre operazioni. La prima prevede un taglio di circa 900mila euro alle associazioni e alla cultura. Sono esclusi gli enti culturali più importanti (Metastasio, Politeama) per i quali era già stato previsto un taglio. La seconda operazione è quella di aumentare la Tefa, una tariffa addizionale poco conosciuta, ma che già paghiamo dal 1993, integrandosi alle varie tasse sui rifiuti che si sono avvicendate nel corso degli anni. La Tefa verrà aumentata dall’1 al 4% ma, tengono a precisare gli amministratori provinciali, “è una delle tariffe più basse applicate in Italia”. In soldoni, ogni famiglia pagherà da 61 a 83 centesimi al mese (8-10 euro l’anno), mentre per un negozio di 100 metri quadrati la tariffa sarà di 2,24 euro al mese, circa 26 euro l’anno. Da questa manovra la Provincia conta di ricavare un gettito di 2,2 milioni.

Infine, la parte più consistente (incasso presunto 6,2 milioni) arriverà dalla vendita degli immobli. Andrà all’asta il palazzo Novelucci, per un valore stimato di 3 milioni e 750mila euro. Stessa sorte per palazzo Gori, l’ex sede della Misericordia in via Convenevole. Ma in questo caso si tratta di una permuta. Le imprese che decideranno di acquistare l’immobile, che ha destinazione abitativa, dovranno garantire dei lavori di ampliamento delle scuole che hanno bisogno di nuove aule in virtù dell’aumento di iscritti. Infine, la Provincia mette in vendita la decina di negozi che si trovano al piano terra del palazzo Banci-Buonamici, in via Ricasoli. I negozianti affittuari avranno diritto di prelazione. L’ente spera di ricavare da questa vendita 1,8 milioni di euro.

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