Il Tirreno

Prato

«La moda ce la può fare solo se si “rispolvera” il tessile»

di Azelio Biagioni
«La moda ce la può fare solo se si “rispolvera” il tessile»

Si definisce un tecnico delle tendenze: raccoglie idee e progetta collezioni. Sulla città ha idee chiare: troppa criminalità in centro storico dove abita e grande sottovalutazione della questione cinese

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PRATO. Sul diploma che ha preso a Firenze c’è scritto stilista. Ma Alessio Pieraccini preferisce definirsi un tecnico della moda. Da anni lavora in questo settore e spiega che gli è piaciuto di più sviluppare quello che sta dietro alla creazione di un capo piuttosto che l’aspetto prettamente creativo. Da tempo opera in una società che si occupa di fornire supporto, assistenza e ricerca nel campo dell’abbigliamento ad aziende che hanno necessità di integrare la loro equipe. «Mi affianco ai clienti nel momento in cui si progetta una collezione –spiega Pieraccini - fino a quando, mesi dopo, si consegna il capo nel negozio. Il mio compito è, quindi, raccogliere idee e progettare; sono, in gergo, quello che viene definito l’uomo prodotto, colui che sta dietro ad un capo. Quando ho iniziato nei primi anni Novanta – prosegue - la Cina e l’India erano molto lontane rispetto ad oggi. All’epoca qui arrivavano clienti da tutto il mondo, i grandi marchi francesi ed inglesi venivano a Prato e poi iniziarono i giapponesi. Acquistavano tessuti, filati ed anche capi finiti. Una città la nostra che, ancor oggi, può essere considerata di moda se si intende un centro dove si continuano a produrre tessuti e filati di pregio ed innovativi. Le grandi etichette per cui lavoro continuano ad acquistarli qui. Non considero Prato città di moda se, invece, prendo come riferimento il comparto bassissimo del settore del prodotto finito confezionato, soprattutto quello del distretto parallelo cinese. Si tratta di un prodotto privo del knowhow – aggiunge Pieraccini – ovvero di quello che c’è dietro ad un prodotto e che caratterizza la moda italiana». Lo stilista ricorda poi Enrico Coveri, una figura importante della moda italiana della quale lo considera l’enfant prodige. «E’ stato lui il precursore della moda tv che ha avuto tanto successo negli ultimi anni – spiega - Un pratese illustre che, forse, la città non hai mai ricordato come invece meriterebbe». Alla domanda se Prato può vedere un rilancio nell’ambito moda, Pieraccini risponde sì. «Ma per arrivarci – dice – prima ci sono tante cose da fare. Come rispolverare il tessile, qui sono nati tanti prodotti belli. Ma l’inizio della fine è stato quello di aver pensato di concorrere con i prodotti economici con l’estremo Oriente». La città è cambiata tanto a detta dello stilista. «Negli anni Novanta si respirava un’aria diversa – racconta - si lavorava, si correva e tutti avevano fiducia verso il futuro. Fiducia che è andata persa. Oggi si percepisce un alone di tristezza. Troppi problemi sono stati sottovalutati per interi decenni mentre erano sotto gli occhi di tutti. Uno è la concorrenza sleale del distretto cinese che invece poteva essere una risorsa, se incanalato e integrato. Bisogna comunque essere fiduciosi con la speranza rivolta al futuro che ci riservi delle buone opportunità». Pieraccini parla del centro storico: «Quando ho scelto di venire ad abitare in centro – racconta – la situazione era diversa da quella attuale. C’erano episodi di criminalità ma circoscritti, non ai livelli cui assistiamo oggi. Ci deve essere, quindi, la volontà di tutti a partire dalle istituzioni affinché le piaghe che vediamo si possano rimarginare. Ci sono fatti che il cittadino da solo non può risolvere come la sicurezza, l’ordine pubblico e l’illegalità. Ma al tempo stesso i pratesi devono volere più bene a questa città. Ci si riempie tanto la bocca in merito a degrado ed abbandono ma queste due criticità dipendono, in buona parte, anche dai cittadini».

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