Il Tirreno

Prato

L’intervento di Marco Wong: “Occorre andare oltre il dolore”

di Marco Wong
L’intervento di Marco Wong: “Occorre andare oltre il dolore”

“La tragedia di via Toscana invita a tante riflessioni. Che cosa prevarrà , ad esempio, fra i cinesi pratesi: l’autocritica, il fatalismo o l’autodifesa? C’è inoltre la ncessità di creare dei referenti per la comunità, colmando un vuoto che le istituzioni non hanno saputo colmare”

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Questo l'intervento scritto per il Tirreno da Marco Wong, imprenditore, scrittore e uomo impegnato politicamente con Sel.

 Il rogo del capannone in via Toscana dello scorso anno è una di quelle vicende che scuotono profondamente e, passato il primo momento del dolore, invitano a tante riflessioni.

Autocritica, fatalismo e autodifesa. Quando mi capita di parlare con cinesi pratesi della vicenda colgo diverse reazioni che comprendono l'autocritica, il fatalismo e anche l'autodifesa.

Il primo tipo di reazione parte dalla voglia di fare qualcosa e di portare quella scossa positiva necessaria per il cambiamento.

Il fatalismo nasce dalla idea che non si può fare granché, perché è difficile trovare degli alloggi o cambiare il proprio modo di lavorare e così via.

L'autodifesa è quella che si genera per esempio dalla constatazione che, come successo nell'ultimo incendio occorso in un capannone gestito da cinesi, tali episodi vengono comunque strumentalizzati negativamente. Tanti cinesi si sentono quindi attaccati anche quando, come nell'ultimo caso, si predispongono gli estintori e non si usano dormitori abusivi e reagiscono istintivamente chiudendosi a riccio.

Quale di queste tre componenti sarà la principale nel prossimo futuro? Dipenderà molto da come sarà gestita la delicata situazione attuale.

La comunità cinesi oppure le comunità cinesi? Un ulteriore spunto di riflessione è la constatazione di quanto sia falsa la percezione di una comunità cinese uniforme, omogenea e pilotata dall'alto.

E' più corretto parlare di tante comunità, divise per città di provenienza, con vere e proprie classi sociali e anche per fasce di età e generazioni, ognuna con obiettivi diversi e quindi con conseguenti conflitti che, per chi sta fuori, non sono visibili perché normalmente risolti senza troppo clamore.

Tranne in casi eclatanti come questo, troppo grande e che quindi esce fuori dai soliti confini.

I referenti della comunità.Un altro importante spunto di riflessione viene dalla constatazione della assenza di interlocutori veramente rappresentativi all'interno delle comunità cinesi.Spesso si pensa al Consolato della Repubblica Popolare Cinese di Firenze come il referente ma questo è un errore, fatto frequentemente sia dall'opinione pubblica italiana che, talvolta, anche dalle istituzioni italiane e persino dalla opinione pubblica cinese.

Se infatti il Consolato è un importante punto di riferimento morale e identitario per i cinesi in Italia spesso tale ruolo informale si scontra con il dovere istituzionale di non interferenza con gli affari interni dei paesi di cui è ospite.

Una corretta gestione dei flussi migratori deve creare dei punti di riferimento per tutte le comunità che risiedono su un territorio che siano facilitatori di quel dialogo che spesso è il migliore strumento per risolvere le criticità.Questo, purtroppo, è mancato sinora e le proteste dei familiari delle vittime di fronte al Consolato Cinese a Firenzene sono la prova.

Siamo in un momento di svolta e forse i tempi sono maturi per riempire i vuoti istituzionali esistenti, creando dei punti di riferimento per le comunità sul territorio.

Solo così facendo si potrà veramente coinvolgere le comunità cinesi e sperare che queste diventino una parte integrante di una unica comunità più grande, quella della città di Prato.

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