Il Tirreno

Prato

Violenze sulla nipotina di 6 anni Condannato lo zio reo confesso

L’uomo fu scoperto a gennaio dalla cognata che gli aveva lasciato in custodia la bambina In aula racconta: «Mi sono confidato con un sacerdote e lui mi ha consigliato di non dire niente»

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un pratese di 63 anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza nei confronti della nipotina di appena sei anni. Si è concluso così il processo con rito abbreviato celebrato giovedì davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Un procedimento lampo per mettere fine a una storia orribile, scoperta nel mese di gennaio dalla squadra mobile della polizia grazie alla confessione dello stesso imputato.

I fatti sono accaduti in un’abitazione della zona sud di Prato, dove vive una famiglia composta da un italiano, la compagna originaria di un paese dell’Africa e la figlia di lei, di poco più di sei anni.

Un giorno la madre decide di affidare la piccola allo zio, che convive con la sorella di lei, ma quando torna a casa un po’ prima dell’ora prevista le viene incontro il cognato in accappatoio, mentre la figlia è in camera da letto, apparentemente sconvolta. La madre capisce che deve essere successo qualcosa e chiede alla figlia, che quasi subito le racconta di essere stata palpeggiata e violentata dallo zio. Non sarebbe la prima volta.

Ne nasce una furiosa lite all’interno dell’abitazione, che si conclude con la promessa da parte dell’uomo di andare in Questura a confessare quello che ha fatto. In effetti il sessantatreenne va alla polizia, sale fino agli uffici del terzo piano e racconta l’accaduto. Fatta qualche verifica, nei suoi confronti scatta l’arresto e la custodia cautelare nella sezione dei pedofili della Dogaia.

Il caso è chiuso, ma c’è uno strascico che è emerso giovedì durante la celebrazione del processo. L’imputato, difeso da Oriana Ottanelli, ha detto di essersi confessato con un sacerdote, che gli avrebbe dato un consiglio quantomeno inopportuno. «Dio ti perdonerà per quello che hai fatto, ma tu intanto non dire niente, respingi le accuse». Questo il tenore delle parole del prete, riferite dall’imputato, che il pubblico ministero Antonio Sangermano ha fatto trascrivere integralmente. L’imputato non ha voluto dire il nome del sacerdote e la questione non è stata approfondita, perché sebbene abbia suscitato l’attenzione di giudice e pubblico ministero, non sembra avere un rilievo penale.

Il pubblico ministero Sangermano ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione, tenendo conto dello sconto garantito dal rito abbreviato, pena che il giudice ha invece contenuto in quattro anni e sei mesi.

Secondo quanto è emerso nel corso delle indagini, l’episodio contestato al sessantatreenne non sarebbe l’unico di cui l’imputato è responsabile. È venuto alla luce perché la madre della bambina è tornata prima del previsto, altrimenti tutto sarebbe rimasto avvolto dal silenzio.

Paolo Nencioni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web