Sicurezza
Da Ronconi a Lo Cascio, il cartellone del Teatro Metastasio
Prato, presentati gli spettacoli che da novembre animeranno il palcoscenico di via Verdi, un mix di classici e novità, sia italiane che straniere
PRATO. I teatri Stabili stanno morendo, ma il Metastasio no. La sua programmazione di prosa è viva e vegeta, in attesa di ricevere dal Mibac la consacrazione a Teatro Nazionale. Lunga vita intanto al teatro di via Cairoli, che si accinge a festeggiare il 50esimo anniversario con un prestigioso ritorno a casa, quello di Luca Ronconi che, nello spettacolo d’inaugurazione della stagione (5 novembre), dirigerà Adriana Asti in “Danza macabra” del drammaturgo svedese Strindeber. Primo nome in cartellone del Met per una stagione che si preannuncia ricca di colpi di scena, tra mostri sacri del palcoscenico e una proiezione in chiave europea che è nel dna dello Stabile dal momento in cui Paolo Magelli ha preso in mano la direzione artistica, quattro anni fa. Ora anche per lui è venuto il momento di togliersi qualche piccola soddisfazione.
«La politica che sosteniamo con forza di non produrre spettacoli usa e getta si sta rivelando una carta vincente», scrive Magelli tra le righe della presentazione della nuova stagione. I fatti lo dimostrano: grazie al Met il nome di Prato gira in Europa (e non solo), “Il ritorno a casa” diretto da Peter Stein – che sarà riproposto nella prossima stagione (12-15 marzo) - è in tour in Romania, a ottobre “Giochi di famiglia” volerà in un altro festival di Sarajevo mentre “Hotel Belvedere” di Horvàth, già produzione di successo della stagione 2012/2013, varcherà l’Oceano, direttamente in Colombia dove aprirà il Festival de teatro de Bogotà. Ora, i 22 nuovi gioielli nello scrigno del Metastasio sono a garanzia di una stagione coi fiocchi che debutta con la regia del maestro Ronconi che firma la “Danza macabra” di Strindeberg con Adriana Asti (coproduzione del Metastasio e il Festival dei due mondi di Spoleto).
«Ronconi è il simbolo: il 22 febbraio del 1974 fu lui a inaugurare con l’Orestea il Fabbricone», ricorda Magelli. Fabbricone che proprio quest’anno spegnerà quaranta candeline: se ci si aggiunge il ventennale del Politeama sarà dunque un doppio anniversario per il circuito dei teatri pratesi.
Per il Met, si profila una stagione all'insegna della vocazione internazionale, con grandi nomi del calibro di Christoph Marthaler con il suo teatro musicale e un ensemble in “King size” improntato a una tecnica di composizione musicale ("enarmonia"): in scena dal 24 al 26 aprile al Fabbricone. La rosa di grandi maestri del palcoscenico guarda all’Est europeo con Oskaras Korsunovas e il suo “Winter” di Jon Fosse (data da definire), al croato Oliver Frljìc, controverso esponente della nuova generazione di artisti della ex Jugoslavia che presenta “Natale in casa Ivanov” di Vvedensky (18-12 dicembre al Met). A gettare una finestra sull’Est è anche la messinscena di “Bassifondi. L’albergo dei poveri” di Maksim Gorkij (17-19 aprile al Fabbricone), una produzione del teatro nazionale di Zagabria firmata da Magelli. E poi ancora, un salto in Spagna, a Saragoza, con “Furia Avicola” di Spregelburd che scrive e dirige lo spettacolo (12-14 diembre al Fabbricone). Sei in tutto le produzioni targate Met: dal ritorno del “La cantatrice calva” di Castri (3-5 dicembre al Met) a “Il ritorno a casa” diretto da Stein. Fra le nuovi produzioni, “Quai Quest” di Koltes con la firma di Magelli (12-30 novembre al Fabbricone) e coprodotto con il Festival di Spoleto, “Dalle ceneri” di Massimo Luconi che prosegue il viaggio in Senegal ispirandosi a Tahar Ben Jelloun (14 gennaio-1 febbraio), “La serra” di Pinter con la regia di Marco Plini (11-12 febbraio al Metastasio).
Su il sipario anche sulle produzioni italiane: da “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante (7-8 febbraio al Fabbricone) a “La classe” di Nanni Garella (data da definire). Per citarne altri, si va dalla rivisitazione dell’Otello di Shakespeare di Luigi Lo Cascio all’interpretazione di Leo Gullotta in “Prima del silenzio” diretto da Fabio Grossi (8-11 gennaio). Ci sono anche Pamela Villoresi, struggente voce de “Il mondo non mi deve nulla” di Carlotto (24-25 febbraio al Fabbricone), Eros Pagni e Tullio Solenghi nel “Tartufo” di Molière (3-8 marzo). A chiudere questa carrellata infarcita di novità, Cristina Pezzoli e Yang Shi, regista e interprete di “Tong-men(g)” in data da definire e la prima nazionale di “Amuleto” con un monologo interpretato da Maria Paiato e tratto dallo scrittore cileno Roberto Bolaño, anche questo in data da definire.
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