Il Tirreno

Prato

Mediatori per far pagare il biglietto

Mediatori per far pagare il biglietto

Contro i “portoghesi” sul bus, la Cap e la Caritas schierano 16 verificatori (6 stranieri) che dovranno anche sedare le liti

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PRATO. Il progetto si chiama “Mediatori in bus” e lo scopo è l’integrazione socio-culturale delle diverse etnie presenti sul territorio a bordo degli autobus Cap, tramite la figura del mediatore culturale. Finanziato dalla Provincia attraverso il fondo sociale europeo con 15mila euro, vede come promotori la Caritas e la Cap. Idalia Venco, direttrice della Caritas di Prato, ha preso in prestito il modello utilizzato da una Caritas di Napoli e lo ha proposto ai vertici Cap che lo hanno sposato in pieno. Questo alla luce dei vari momenti di tensione che si vengono a creare a bordo dei bus della Cap. Conflitti sfociati anche in minacce, spinte ed aggressioni. Questo fa emergere un dato negativo: i “controllori” a bordo dei mezzi Cap vedono come una delle loro principali cause di infortunio sul lavoro quella, appunto, relativa alle aggressioni subite all’interno dei bus.

«Questo – si spiega in una nota – è generato dalle incomprensioni dovute alla distanza culturale». Con la nuova figura che si sta andando a formare, l’azienda dei trasporti vuole cercare di mettere la parola fine ai troppi diverbi nati in seguito, ad esempio, alla mancanza del biglietto.

Secondo la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi «spesso si creano momenti di tensione e conflitti perché gli immigrati e gli extracomunitari non conoscono le regole e di conseguenza non le rispettano». Il progetto in questione, dunque, prevede la formazione di sedici verificatori Cap (scelti fra il personale che più di altri è già impegnato nel compito dei controlli sui percorsi urbani ed extraurbani) e sei extracomunitari provenienti dalla Nigeria e dal Maghreb, le zone di origini delle persone che, in base alle segnalazioni giunte alla Cap, danno maggiori problemi. Il “Mediatore in bus” vede la parte in aula gestita da due docenti, uno psicologo e un mediatore culturale, la formazione pratica è, invece, a bordo dei pullman ed andrà avanti fino al 31 luglio. Sui percorsi ritenuti più a rischio “portoghesi” viaggeranno sulle Lam gruppi formati da due verificatori e tre mediatori. Terminato luglio, i verificatori saranno formati e pronti a dirimere eventuali controversie che potranno ancora sorgere. «Tutto questo – aggiunge Giorgi – per una coesione sociale e creare un clima migliore e più tranquillo per tutti quelli che, a partire dagli autisti, sono sui mezzi Cap». Idalia Venco spiega come il progetto abbia una forte valenza educativa. «Se riusciamo a dare una comunicazione serena tutti ne gioveremo - sostiene - anche perché credo sia meglio educare che reprimere». Per Giuseppe Gori, presidente Cap, «si porta avanti un progetto di integrazione sociale», e gli fa eco il direttore dell’azienda di trasporti pratese, Alberto Banci, che sottolinea come con questa iniziativa ci sia stata una buona capacità sul territorio di fare sinergia. «Ogni anno – spiega Banci – sulle nostre linee vengono controllati 160mila utenti. Abbiamo individuato i percorsi critici (uno è nella zona Ovest, ndr) dove è più alta la percentuale di coloro che non pagano e non sono in regola con i titoli di viaggio. Lì punteremo molto sul progetto». Il direttore Cap è soddisfatto e reputa il progetto un bell’esempio da seguire. «La nostra è una delle primissime realtà italiane a portare avanti l’iniziativa – conclude – Un laboratorio per lavorare nella maniera più serena possibile».

Azelio Biagioni

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