Finanza
Amianto, a Prato è peggio della Breda
Lo studio dell’Ispo sull’esposizione dei cernitori, ma Giovanni Masi è scettico: «Colpa della polvere»
PRATO. Abiti contaminati, sacchi di juta o di polipropilene riciclati, impianti di coibentazione, frizioni dei telai. Sono tanti i possibili “colpevoli”. L’unica cosa certa è che i casi di mesotelioma pleurico che hanno colpito decine di cernitori di stracci e di operai del distretto tessile (e che purtroppo continueranno a colpire) sono la conseguenza dell’esposizione all’amianto, come ha dimostrato un recente studio dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze di cui abbiamo scritto ieri. «Il mesotelioma nel 99% dei casi è figlio dell’esposizione all’amianto - spiega Aldo Fedi, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl che ha collaborato alla ricerca - E noi continueremo a monitorare la situazione, che non riguarda solo i cernitori ma anche altre figure del settore tessile. L’esposizione di cui parliamo risale in molti casi agli anni Settanta, quando non c’era una grande attenzione al problema, e per quanto ne sappiamo l’incidenza è superiore a quella che ha riguardato gli operai della Breda di Pistoia».
Sulla correlazione tra malattie e amianto si dice invece scettico Giovanni Masi, che ha cominciato come cernitore e poi si è specializzato negli indumenti vintage. «No, secondo me la gente è morta per altri motivi - dice Masi - Era la polvere che si respirava. Neanche i minatori del Sudafrica facevano quella vita, un lavoro da bestie. Tanto è vero che quasi tutti quelli della mia età sono morti. Ci toccava prendere le medicine contro i “piattoni”, la vaselina per ammorbidire le dita sanguinanti, si facevano 12 ore e poi la domenica si andava a sfoderare in altri magazzini. I contadini scoprirono che si poteva guadagnare tanto e lavoravano a cottimo, si compravano le case per sé e per i figli. Nei cinesi di oggi vedo la stessa fame, anche se ora le condizioni sono diverse e bisognerebbe lavorare in un’altra maniera».
Il mesotelioma è una malattia che ha una lunghissima incubazione, ma quando si manifesta non dà scampo. Questo non toglie che i familiari dei pazienti possono chiedere una rivalsa all’Inail. Il percorso passa dal medico curante all’ospedale, al Dipartimento di prevenzione e ai laboratori specialistici. (p.n.)
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SULL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO
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