Il Tirreno

Prato

Condannato a quattro mesi per aver ucciso il proprio cane

di Paolo Nencioni
Condannato a quattro mesi per aver ucciso il proprio cane

Un pratese è stato chiamato a rispondere della morte dell’animale che fu trovato sul greto del Bisenzio. Lui si difende: «E’ morto per cause naturali e io l’ho lasciato lì»

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PRATO. Quattro mesi di reclusione per aver ucciso il proprio cane. E’ la pena inflitta oggi, lunedì 16 giugno, dal giudice monocratico Giulia Landini a Rocco Valente, 49 anni, un pratese citato in giudizio dopo il ritrovamento del corpo di un cane sul greto del Bisenzio.

I fatti risalgono al febbraio 2013 e fu un passante a notare il cane morto sul greto del fiume. L’animale, un bastardino, fu recuperato dalla polizia provinciale e per gli agenti non fu difficile risalire al proprietario del cane grazie al micro-chip inserito nell’orecchio. Valente, ora difeso da Cristiano Toraldo, si giustificò dicendo che il cane era morto di morte naturale e lui, anziché seppellirlo, lo aveva lasciato lungo il Bisenzio. Gli agenti della polizia provinciale, però, non erano convinti perché il corpo presentava una ferita vicino alla coda, e così si è proceduto per uccisione di animali.

Oggi, sentito in aula, l’imputato ha ripetuto che non è stato lui a uccidere quel cane e che si è solo limitato ad abbandonarlo lungo il fiume. Quanto alla ferita trovata sul corpo, ha ipotizzato che possa essere stata opera di animali di passaggio dopo l’abbandono sul greto. Il pubblico ministero ha insistito per la condanna e il giudice ha sposato la tesi dell’accusa, contenendo la pena in quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale.

Recentemente l'imputato era stato condannato per maltrattamenti nei confronti dello stesso cane.

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