Proteste
Via Ciulli, il racconto dei pompieri
Entra nel vivo il processo per la morte delle tre donne cinesi
PRATO. È entrato nel vivo ieri, davanti al giudice monocratico Monica Jacqueline Magi, il processo per la tragedia del sottopasso di via Ciulli, dove il 5 ottobre del 2010 tre donne cinesi annegarono nella loro auto finita nel sottopasso allagato.
Gli imputati sono due funzionari delle Ferrovie dello Stato, Paolo Berti, capo dell’ufficio potenziamento e sviluppo, e Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso all’inizio degli anni Novanta, insieme al funzionario del Comune di Prato Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio mobilità e grandi infrastrutture, e al direttore generale dell’Asm Sandro Gensini, difeso da Mauro Cini. Tutti e quattro devono rispondere di omicidio colposo plurimo per non aver garantito, secondo la Procura, la sicurezza del sottopasso di via Ciulli.
Davanti al pubblico ministero Lorenzo Gestri hanno testimoniato i vigili del fuoco che furono tra i primi ad accorrere sul posto. Il primo ha raccontato che la sua squadra era impegnata al cimitero della Chiesanuova quando fu dirottata al sottopasso, dove erano già state estratte due delle tre vittime. Il collega Gianni Innocenti, che coordinava l’attività dei sommozzatori di Firenze, ha spiegato come fu individuata la terza vittima, fuori dalla vettura. L’auto aveva il cofano rivolto verso Narnali e fu trovata coi finestrini chiusi e le chiavi ancora inserite nel cruscotto. L’ipotesi della Procura è che l’allagamento sia un concorso di cause: il mancato funzionamento delle pompe idrovore e l’esondazione del torrente Vella. L’udienza è stata aggiornata al prossimo mese.
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