Il Tirreno

Prato

A scuola d’arte contemporanea

di Riccardo Tempestini
A scuola d’arte contemporanea

Parla il direttore Cavallucci: «Ci apriremo alla didattica con eventi mai visti»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. PRATO. Prima di partire per Varsavia, dove sta portando a termine gli ultimi impegni come responsabile dei musei di arte contemporanea polacchi, il direttore del Centro Pecci, Fabio Cavallucci, racconta il primo impatto con la nostra città.

Dopo le prime settimane pratesi, impressioni e sensazioni tutte positive o anche negative?

«Ho visto una città molto più interessante e ricca di idee di quanto potessi immaginare.

Quando ho pensato di tornare in Italia, ho temuto di trovarmi in una situazione di depressione psicologica, oltre che economica. Invece a Prato, e in generale in tutta la Toscana, c'è una voglia di rilancio seria e costruttiva. E anche tante idee e persone in grado di rappresentarle e portarle avanti. Quindi per il momento, ho solo impressioni positive. Ah sì, una negativa ce l'ho: il traffico e la viabilità. Muoversi a Prato è veramente faticoso».

La città si aspetta tanto dal nuovo direttore venuto dall’est, uno stimolo in più o un’ulteriore impegno da affrontare?

«Mi trovo circondato da un'attenzione positiva e costruttiva. In questo senso le aspettative contribuiscono ad alzare il livello di energia, e mi fanno piacere.

Abituato in Polonia dove a qualsiasi proposta faceva seguito un coro di "no" "non è possibile" "non si è mai fatto", mi sembra di essere finito in paradiso. Certo, puntiamo molto in alto. E ciò è bene, perché serve a stimolare tutti. Quando poi dovremo fare i conti, quando tireremo le somme, spero che il raggiungimento del 60% o del 70% del risultato sia considerato comunque un fatto positivo, non una sconfitta rispetto all'obiettivo».

Dal primo incontro pubblico le indicazioni da tenere più presenti?

«Mi pare che la gente chieda molta attenzione alla didattica, all'informazione. Ed è giusto.

Forse oggi le istituzioni artistiche dovrebbero svolgere anche le funzioni che una volta sarebbero state demandate alla scuola. Su questo dovremo discutere molto, ma già da settembre e ottobre partiremo con iniziative di carattere educativo di una vastità mai vista. Poi emerge l'invito a pensare ai giovani. Su questo mi sento di andare a nozze, perché sono sempre stato abituato a coinvolgere i giovanissimi. L'idea di realizzare molti eventi, anche serali, va proprio in questa direzione.

Infine si chiede di affrontare i problemi dell'integrazione e della multiculturalità. Direi che a Prato mi sembra necessario, ed è un'ottima occasione per toccare un problema locale che è anche specchio di uno dei più importanti problemi mondiali di questi anni».

Ci sono stati contatti anche più “ristretti”?

«Sto incontrando persone e rappresentanti istituzionali anche singolarmente. Ma nulla di segreto. Ho incontrato Daniela Toccafondi, (neo-assessore comunale) e Maurizio Sarti di Pratofutura, Irene Sanesi che si occupa di gestione museale, Fabia Romagnoli della Fondazione Cassa di Risparmi, il presidente dell'Associazione Industriali Andrea Cavicchi e dei giovani Industriali Francesco Marini, il presidente di Asm Alessandro Canovai. E poi ancora il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Per ora ho preferito rimandare gli appuntamenti con artisti, collezionisti e rappresentanti del mondo della cultura., ma ho già incontrato Giuliano Gori e Carlo Palli».

Su cosa stai lavorando in particolare e quando si vedranno i primi eventi a cura di Cavallucci?

«Quando dico che sto cercando di formarmi un'idea attraverso tutti questi incontri dico la verità.

Per cui non so proprio come comincerò. Sul quando, la mia opinione è che non possa essere prima della primavera del 2015, se sarà completato anche il restauro del vecchio edificio.

Sarebbe strano invitare a Prato la platea internazionale e mostrare un'automobile bella e splendente davanti ma ancora ammaccata dietro. Comunque, anche se non penso ai contenuti, comincio a farmi un'idea sul tipo di iniziativa con cui partire: credo che sia necessario fare un grande progetto che veda implicate diverse arti, che occupi tutto lo spazio del Centro, e che insieme ad esso si inaugurino anche alcune iniziative in altri luoghi della regione.

L'idea è che riapra il Pecci e con esso si rilanci tutta la Toscana del contemporaneo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa