Il Tirreno

Prato

I beni del clan Terracciano restano sotto sequestro

Francesco Albonetti
I beni del clan Terracciano restano sotto sequestro

Sotto sigillo ville e società fra Prato, Pistoia, Lucca e altre province. Confermata in Appello la sentenza di primo grado e la difesa annuncia il ricorso in Cassazione

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PRATO. La terza sezione penale della Corte di Appello di Firenze ha confermato quasi tutti i sequestri preventivi di beni, per un valore complessivo di 14 milioni, operati nel marzo dell'anno scorso, con decreto del tribunale di Prato, nei confronti di esponenti del clan camorristico Terracciano e di società ritenute prestanome. Solo per alcuni beni minori la Corte ha accolto l'impugnazione dei difensori, mentre per alcune posizioni era stato già deciso il non luogo a procedere. I difensori della decina di persone coinvolte in questo filone dell’inchiesta, annunciano il ricorso in Cassazione.

Nell'elenco dei beni confiscati dopo la maxi-inchiesta condotta dal procuratore distrettuale di Firenze Giuseppe Quattrocchi, figuravano diciasette aziende con sede in Toscana e nel Napoletano, società immobiliari, locali notturni, società di servizi alle imprese. E poi auto di lusso, conti correnti, polizze assicurative, libretti al portatore, cavalli da corsa, un motoscafo di alto bordo, ville e immobili vari tra le province di Prato, Pistoia, Lucca, Firenze, Perugia, Napoli e Milano. Un patrimonio enorme, finito nel mirino della Guardia di Finanza nel 2012 con l'operazione "Ronzinante". Inizialmente i beni sequestrati dalla Finanza ammontavano a 41 milioni ma il tribunale di Prato mise i sigilli solo a quelle aziende ritenute solide, lasciando quelle in crisi sotto la tutela dei curatori fallimentari. In questa inchiesta, per la prima volta in Toscana, è stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale antimafia: togliere ai clan soldi e patrimoni provenienti dalle attività illecite prima ancora di ricorrere alle eventuali misure ristrettive personali, come l'arresto.

La Corte di appello non ha fatto che confermare l'impianto accusatorio del primo grado, respingendo le varie richieste di impugnazioni. E non ha disposto alcuna misura restrittiva personale, per cui gli imputati sono a piede libero, ma più poveri. Pur con restituzioni parziali, vengono confermati i sequestri ai danni dei fratelli Carlo e Giacomo Terracciano, i figli di quest'ultimo Francesco e Antonio; Anna, Domenico e Maria Esposito; Paolo Bartolini, Gerardina Pacella. Vengono accolte le impugnazioni presentate da Luca Barollo, Michele Salvatore Bifulco contro il decreto di confisca di alcuni conti correnti. Viene parzialmente accolta l'impugnazione di Tiziana Vignali sulla confisca di un altro conto corrente mentre la Corte ha deciso di non procedere sui beni di Pietro Pettinari (30% di quote della società Altergia srl), essendo già stata revocata la confisca.

Uno dei difensori, l’avvocato Federico Febbo, annunciando il ricorso in Cassazione parla di «una procedura molto poco garantista specialmente per i terzi intestatari, nei confronti dei quali si procede a sequestro come se i beni fossero di proprietà dei Terracciano basandosi su tenui indizi». E l’avvocato Maunele Ciappi, che difende Giacomo Terracciano aggiunge che «i giudici non ci hanno risposto ai numerosi rilievi che abbiamo sollevato. Per questo non resta che andare in Cassazione sperando di ottenere lì qualche risposta. Gli imputati non furono dichiarati pericolosi dal tribunale di Prato, che non applicò le misure personali. Su questo rilievo noi abbiamo detto che mancava uno dei presupposti anche per l'applicazione delle misure patrimoniali».

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