Il Tirreno

Prato

Quando l’arte contemporanea diventa l’antidoto del degrado

di Maria Lardara
Quando l’arte contemporanea diventa l’antidoto del degrado

La piazzetta dell’Unicredit in via Pistoiese è diventata un modello intelligente di recupero urbano «Attraverso il dialogo coi commercianti cinesi siamo riusciti a recuperare un pezzo di quartiere»

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Dimenticate i bigliettini attaccati selvaggiamente con i numeri di affittacamere e prostitute, i muri imbrattati della piazzetta dell’Unicredit in via Pistoiese. Una pennellata di colore rosso li seppellirà. Già successo. La piazzetta, una volta spazio anonimo e degradato, è risorta a nuova vita: si chiama piazza dell’Immaginario, come la mostra curata da Alba Braza, organizzata da Dryphoto e inaugurata il 30 maggio scorso. Miracolo dell’arte. E della tenacia di due donne che, a fatica e scontrandosi con qualche porta chiusa in faccia, hanno condiviso e realizzato un sogno.

Sentinelle “civiche”. L’una è l’anima di una delle più accreditate realtà che si occupano di arte contemporanea, l’altra è una cittadina attiva impegnata da sempre per il Macrolotto Zero. Vittoria Ciolini e Claudia Durso sono riuscite in una grande impresa: riqualificare un pezzo di quel quartiere che nell’immaginario collettivo fa rima con Chinatown. Qui, nello spazio che compone idealmente una piazza con sbocco naturale su via Filzi e via Pistoiese, punto d’aggregazione per tanti cittadini cinesi, è sbocciata l’arte contemporanea, sono state collocate sei panchine, due fioriere e un portabiciclette e, in futuro, arriveranno anche i giochi per i bimbi. Sarà che il colore rosso del muro rimbiancato, all’angolo con il market di via Pistoiese, fa da deterrente alla pratica di attaccare bigliettini, fatto sta che da un mese nessuno si azzarda più a scrivere su quel muro. E i commercianti, in primis Rita che sta dietro il bancone del supermercato, sono i primi a mobilitarsi se vedono che qualcuno dei connazionali imbrattare. Nessuna bacchetta magica, solo il frutto di un lavoro che nasce da lontano. «Ci siamo incontrate nel 2011, durante un open space al circolo Curiel organizzato dall’ex assessore Silli. Dryphoto – racconta Vittoria - aveva trasferito da poco la sede da via Pugliesi a via delle Segherie, non lontano da qui». Claudia era reduce dal tavolo di partecipazione sul Macrolotto zero richiesto dai residenti all’amministrazione. «Non portò a nulla di concreto, iniziai così a pensare che le strade canoniche non portassero a niente». Mandela garden. In principio fu una discarica di rifiuti in via delle Segherie, proprio sulla soglia della sede di Dryphoto. La prima impresa che mise alla prova Claudia e Vittoria fu quella di trasformare quell’angolo di degrado in un piccolo fazzoletto verde a disposizione dei cittadini. «Era il nostro progetto del Mandela Garden, l’idea di trasformare i luoghi impossibili in possibili: lanciammo questa “follia” su Facebook, tenendo una specie di diario di bordo. All’inizio nessuno ci credeva: poi Pamela Bicchi, la presidente del Csn, ci regalò delle piante, così fece Maria Pia, un’altra cittadina, e Asm ci diede con le panchine». Piazza dell’immaginario. Un anno per fare e rifare il progetto, nel tentativo di coinvolgere le istituzioni. «Immaginavamo un salotto con panchine e opere d’arte – ricorda Claudia -. Oggi, imbastendo un dialogo con i commercianti della piazzetta (cinesi, ndr), alcune energie positive si sono attivate». Alla fine qualcuno, nella persona del vicesindaco Goffredo Borchi, se n’è innamorato. Di qui il coinvolgimento di Asm. «All’ente non chiedevamo contributi ma servizi - precisa Vittoria -. La verità è che noi di Dryphoto abbiamo incontrato una persona attenta al territorio, Claudia ha trovato in noi una realtà che utilizza l’arte per attivare energie di cambiamento».

Ccommercianti cinesi attivi. Il buffet d’inaugurazione della mostra è stato preparato da loro, protagonisti dell'operazione di recupero di un pezzo di quartiere. «I commercianti cinesi vorrebbero ragionare in termini di condominio, portando le loro richieste ai rappresentanti delle istituzioni», fa sapere Claudia. C’è anche una domanda di sicurezza perché in questa zona avverrebbero furti e di notte si farebbero vivi gli spacciatori. Il progetto di piazza dell’Immaginario inizialmente lasciava perplessi un po’ i negozianti. «Tanto tornano a imbrattare i muri», era il loro pensiero ricorrente. E invece, a distanza di un mese, guai a sporcare la parete rossa che spicca in via Pistoiese con le opere del fotografo Andrea Abati.

L’eredità. Quanto durerà tutto ciò? In piazzetta svettano opere di Gabriele Basilico, Andrea Abati, Bleda y Rosa, Pantani-Surace, R.E.P. Revolutionary Experimental Space: occupano in modo permanente i muri del nuovo toponimo (piazza dell’Immaginario). Per Vittoria Ciolini non finisce qui: «Il nostro progetto prevedeva l’installazione di opere d’arte lungo un percorso nel quartiere».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web