Il Tirreno

Prato

Per attirare i turisti più che musei e arte meglio dolci e stoffe

di Mario Lancisi
Per attirare i turisti più che musei e arte meglio dolci e stoffe

Un po’ tutti d’accordo sulla proposta di Nesi, ma Prato deve puntare sulla qualità della vita e sulle sue eccellenze

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PRATO. La firma larga e lunga di Giovanni Spadolini, i complimenti di Anna Magnani e poi le dediche di Franco Zeffirelli, Vittorio Gassman. «Guardi quanti bei nomi sono passati da qui, ho riempito otto albi d’oro», sorride compiaciuto Rodolfo Tomada, 66 anni, presidente di Federalberghi e titolare dell’hotel Flora, in via Cairoli. Ma appena ripiega i suoi libri per le dediche dei clienti, Tomada si fa serio, e ombroso, preoccupato: «I bei nomi vengono soprattutto perché impegnati al teatro Metastasio, ma poi se ne vanno via. Non si soffermano. Prato non è percepita come una città turistica, ma di passaggio: deve fare un salto di immagine per diventare anche città turistica».

Siamo venuti dal numero uno degli albergatori, mossi dalla proposta dello scrittore e parlamentare Edoardo Nesi che, venerdì scorso, al Tirreno, ha dato diversi consigli al neo sindaco Matteo Biffoni. Uno di questi riguarda il turismo. «Occorre stringere rapporti strettissimi con Firenze. Basterebbe che la decima parte ma anche meno del turismo che arriva a Firenze venisse anche a Prato: sarebbe un fatto molto positivo», ha proposto Nesi, ex assessore alla cultura e all’economia della Provincia.

Se Firenze cresce, anche Prato sale. Per la verità, osserva Alberto Peruzzini, ex direttore dell’Apt pratese e attuale direttore del settore turistico di Toscana Promozione, tra il capoluogo toscano e Prato c’è già oggi un cordone ombelicale forte: «Firenze muove 9 milioni di presenze (che sono oltre un quarto di quelle di tutta la Toscana).Prato ne conta attorno a 500 mila. E va bene o male a seconda di quanto bene o male vada Firenze. Ma perde di più quando i turisti a Firenze calano e sale (ma con maggiore lentezza) quando viceversa crescono e gli alberghi fiorentini magari si saturano».

Ma il legame con Firenze non basta, Prato deve saper affermare anche una propria autonomia. «Mai diventerà una meta turistica, non è che uno dice vado in vacanza a Prato, ma può, questo sì, essere una tappa importante», sottolinea Peruzzini. Che condivide quanto sostenuto da Nesi: Prato deve puntare sul turismo. Perché è vicina a Firenze. E, soprattutto, per le sue bellezze. «Negli ultimi vent’anni la nostra città ha messo le basi per tre grandi realizzazioni: il museo Pecci, la strepitosa biblioteca lazzeriana e il palazzo Pretorio. Poi c'è anche il museo del tessuto. Insomma strutture culturali di grande valore e richiamo. Ma non sappiamo raccontarle. Non abbiamo immagine», ha sottolineato lo scrittore di Storia della mia gente.

Biscotti e stoffe. L’arte e la cultura però non bastano a fare il salto, sostiene il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Su quel terreno non c’è partita con Firenze. Qualche anno fa la Provincia chiese una mano ad un gruppo di esperti che avevano stilato progetti vincenti per città come Torino e Valencia. «Il consiglio che ci diedero fu quello di vendere la nostra qualità di vita. Ad esempio noi abbiamo produttori artigiani dolciari che rappresentano un’eccellenza in Italia. Stoffe e biscotti, ecco cosa bisogna vendere ai turisti. Perché deve essere chiaro che non possiamo fare concorrenza al Rinascimento fiorentino ma occorre puntare sui prodotti eccellenti della nostra terra», spiega Gestri.

Colline e ippovia. La qualità della vita, le colline pratesi, l’ippovia che collega l’Appennino bolognese a Prato, l’eccellenza dei prodotti tessili e dolciari. E poi Prato città multietnica. Che spesso crea problemi, ma costituisce anche un fiore all’occhiello se si considera che qui ci sono diverse università: americana, australiana e araba. Quella australiana addirittura è l’unica in Europa.

Per Massimo Biagioni, segretario di Confesercenti, è importante che Prato mantenga «il brand toscana che garantisce tutta la regione, quindi eccellenze alimentari, enologiche, accoglienza ricettività, insieme ad altre specifiche del territorio. Penso ad esempio all’arte moderna, all’architettura e archeologia industriale, al museo Pecci. Così come un filone ambientale-naturalistico potrebbe essere sviluppato nella vallata e nella montagna verso Vernio», conclude Biagioni, che è anche responsabile nazionale per il turismo.

Nesi ha colto un punto nevralgico della città. E un suo sogno: diventare una città turistica. «Tra le mani mi è capitata una guida internazionale dove tra le località turistiche è indicato ad esempio San Romano in Garfagnana, ma non Prato», racconta Tomada.

Forse ha ragione Luigi Delli, vecchio amico di Roberto Benigni: «A Prato manca una cultura del turismo». E forse manca anche uno come Benigni che sappia raccontare la bellezza della città al mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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