Il dolore
Mediatori di conflitto per il personale Cap
Troppe aggressioni verbali e fisiche da parte di passeggeri privi di biglietto: via al corso
PRATO. Non soltanto un modo per dire basta ai “portoghesi” sugli autobus, ma anche un tentativo di prevenire conflitti, aggressioni e parapiglia che molto spesso si verificano a bordo dei mezzi pubblici ai danni dei verificatori di turno. Questo lo scopo principale che l’azienda di trasporto pubblico locale Cap si propone con il corso per “mediatori di conflitto” rivolto ai controllori dei titoli di viaggio, quelli solitamente più esposti ai rischi quando si tratta di intervenire per far rispettare le regole. L’iniziativa, frutto di un progetto realizzato in collaborazione con la Caritas, coinvolge anche mediatori culturali e linguistici, i quali faranno da supporto al personale Cap addetto alla verifica, con la funzione di spiegare le regole ai passeggeri di nazionalità straniera sprovvisti di regolare biglietto. «Come azienda – spiegano gli organizzatori Cap – siamo al corrente delle difficoltà con cui quotidianamente hanno a che fare gli addetti ai controlli e consapevoli dei rischi che essi corrono in certe situazioni quando la lingua o incomprensioni culturali costituiscono un ostacolo nella comunicazione con l’utente». Da qui l’idea di tornare sui banchi di scuola per imparare da esperti in materia come comportarsi in caso di emergenza e come prevenire e gestire tensioni a bordo del veicolo. Il corso, appena iniziato, è articolato in due fasi: 40 ore di lezioni frontali in aula, con taglio psicologico e legato alla mediazione; un altro pacchetto di ore, invece, si svolgerà sul campo, con prove pratiche. La classe è formata da 16 addetti alla verifica, dipendenti Cap, e da 6 mediatori culturali e linguistici incaricati dalla Caritas. «L’obiettivo è quello di formare un gruppo di persone, che sia in grado di fare educazione ed informazione presso tutti gli utenti, in particolare nei confronti dei viaggiatori stranieri, riguardo alle regole del trasporto pubblico – sottolinea Cap - superando quei problemi di comunicazione che sono spesso alla base dei conflitti e facilitando così l’integrazione. Bisogna far capire a tutti che il trasporto pubblico è un bene collettivo cercando di favorire una cultura del rispetto dei diritti e dei doveri».
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