Il Tirreno

Prato

La movida serale divide la città

La movida serale divide la città

Residenti infuriati per i rumori e l’alcol, commercianti e ristoranti: «È un deterrente al degrado»

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PRATO. Capannelli, schiamazzi notturni, avventori ubriachi e residenti che non chiudono occhio. Con la bella stagione s’accende la movida pratese in centro e, puntualmente, si rinnovano le lamentele di chi quando è buio vorrebbe riposare: a dare filo da torcere ultimamente ai residenti è un nuovo locale aperto due mesi fa in via Garibaldi che, a furia di drink e stuzzichini, attira parecchio il popolo della notte.

Poiché l'enoteca “I Frari” – così si chiama – ha pochissimi tavolini all’esterno, accade che molti clienti stazionino sulla strada fino a notte inoltrata, fra un cocktail e un altro da sorseggiare.

«La mia soglia di casa – lamenta la signora Silvia - è tutta macchiata di vino e mi sono ritrovata con il campanello rotto. A differenza di “Ozne” che sorge poco più in là, il tratto di via Garibaldi dove sorge questo locale novo è piccolo e fa da cassa risonanza rispetto al rumore. Mi toccherà cambiare gli infissi perché ormai la notte non si dorme più». Silvia vive da trent’anni in via Garibaldi e tutto questo pullulare di locali notturni nel salotto buono della città, fatto passare come rilancio del centro storico, non le va giù. «Il centro non si fa vivere solo con gente che beve. Spero in una riqualificazione del centro che non sia quella pensata dalla passata amministrazione. Si erogano contributi per incentivare l’apertura di locali e non per incoraggiare gli spazi culturali. Anzi, i pochi cinema rimasti chiudono (Borsi, ndr). Se non fosse per la multisala Eden ci sarebbe il vuoto».

La signora, che si fa portavoce della protesta anche per conto di altri condomini, preme sul tasto della riqualificazione. «Vivere il centro – insiste - non significa degradarlo. Ho voluto far presente la questione allo sportello dei vigili di via Mazzini dove però hanno minimizzato le mie rimostranze». Nell’eterno conflitto tra chi in centro ci vive e chi invece lo vuole vivere per svagarsi un po’, è sempre difficile trovare un equilibrio. Il malumore dei residenti è ben chiaro ai giovani titolari dell’enoteca che mettono le mani avanti, dimostrando comprensione per un certo disagio.

«Ci dispiace per alcuni incidenti, come il bicchiere di vino rovesciato sul portone ma sono imprevisti che possono capitare – fa notare Tommaso, uno dei titolari (sono tre soci) -. E’ difficile lavorare dentro e gestire i clienti che stanno fuori. Il locale va molto bene: abbiamo rianimato un angolo di via Garibaldi intorno al quale ruotavano prima brutti giri. Del resto, c’è capitato talvolta di sentire urla di persone lungo la strada, e non erano certo nostri clienti. In ogni caso, siamo disposti a venire incontro ai residenti per quanto possibile».

Maria Lardara

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