Il Tirreno

Prato

Così Biffoni può rilanciare Prato nel mondo

di Mario Lancisi

Le sfide da vincere: investimenti cinesi, rapporto con Firenze e rilancio dell’immagine

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PRATO. «Con la vittoria di Matteo Biffoni viene alla ribalta una generazione di giovani politici e amministratoti nata quando i cinesi a Prato c'erano già. E questo è un vantaggio per uscire dai vecchi schemi con cui destra e sinistra hanno affrontato il problema della comunità cinese», riflette lo scrittore e parlamentare Edoardo Nesi. Che, in questa intervista al Tirreno, affronta alcuni problemi che la nuova generazione al potere può risolvere per rilanciare Prato.

A cominciare appunto dalla questione cinese. Nesi propone un accordo economico con i cinesi: la Cina è anche una grande potenza industriale, cerchiamo di portare a Prato investimenti e attività cinesi che diano lavoro e soldi.

Altro tema: il rapporto con Firenze, favorito dalla vicinanza politica tra Biffoni e Renzi. E ancora, l’ex assessore provinciale propone un rilancio dell’immagine della città. Non più la città del pianto (la crisi economica) e del dolore (rogo dei cinesi), ma una Prato dalle grandi strutture culturali (dal Pecci al palazzo Pretorio) e dalle eccellenze economiche.

Nesi, con l’elezione di Biffoni a sindaco si apre una nuova stagione per Prato?

«Il fatto che stia emergendo una nuova classe dirigente, composta da giovani con le loro competenze e professioni, fa ben sperare. Lo dico per Prato, ma anche per il Paese: è difficile comprendere il nuovo se non si è nati in un momento in cui si è più attrezzati per capirlo».

Non basta essere giovani, occorre anche essere attrezzati per capire il nuovo. La generazione di Biffoni lo è?

«Voglio sperare di sì. Prendiamo ad esempio la questione cinese così importante per Prato. Questi giovani nascono quando i cinesi c’erano già. Non parlano di invasione, ma di comunità. La loro presenza è un dato acquisito. Continuare a discutere pensosamente sulle ragioni della venuta dei cinesi senza trovare un modo di conviverci non porta da nessuna parte».

Che fare?

«Penso che non si possa ragionare sul futuro economico di Prato a prescindere della comunità cinese. Con la quale, piaccia o no, occorre trattare economicamente. Si è passati da una sinistra che ha visto nell’invasione dei cinesi una necessità della storia che non si poteva contrastare ad un centrodestra che ha fatto della lotta all’illegalità il suo cavallo di battaglia. Due posizioni entrambe legittime, che però hanno prodotto scarsi risultati. Bisogna intraprendere una nuova strada».

Quale?

«Forse è giunto il momento di pensare che la comunità cinese possa diventare un vantaggio per Prato».

In che senso?

«Perché non pensare ad un interscambio tra noi e loro che oggi non c’è? Perché non immaginare che i cinesi non siano solo coloro che producono abbigliamento a basso costo, ma anche coloro che a Prato possono impiantare altre attività in grado di creare ricchezza e posti di lavoro?».

Un sogno?

«No, voglio pensare piuttosto ad una sfida, ad una scommessa. D’altra parte i teorici della globalizzazione non ci hanno forse detto che quello che ci veniva tolto poi ci sarebbe stato reso sul piano dell’acquisto dei beni di consumo prodotti da noi. Stiamo parlando, non dimentichiamolo, della Cina. Cioè di un gigante industriale. Tutti invocano affari con i cinesi, e noi che ce li abbiamo in casa da decenni perché non proviamo ad accordarci con loro?»

Altre strade che Prato deve intraprendere?

«Il fatto che Biffoni sia vicino politicamente a Renzi penso che rappresenti una grande opportunità perché si ripensi al rapporto tra noi e Firenze».

In che senso?

«Dobbiamo uscire dalla pratesità orgogliosa ed aprirci ad una relazione positiva con Firenze. Basti pensare ai turisti che approdano in riva all’Arno. Prato ha tutte le carte in regola per attrarre una parte di questi flussi turistici».

Però sull’aeroporto il renziano Biffoni sta guerreggiando con Firenze.

«Il tema dell’aeroporto è importante. Credo che non si possa dire di no qualsiasi ipotesi di sviluppo della città. E rinchiuderci dentro le nostre mura».

Altro tema, a suo giudizio, importante per il futuro della città?

«A me piacerebbe che Prato facesse una grande operazione di immagine. Purtroppo della città si parla solo per eventi negativi come la crisi del tessile o luttuosi come il rogo nei capannoni dei cinesi.Prato ha ricchezze che spesso non sa raccontare».

A quali si riferisce?

«Al recupero di bellezza che c’è stato negli ultimi anni. Penso alle recenti mostre su Lippi molto belle. Quali altre città hanno saputo creare quello che sul piano culturale ha realizzato Prato? Il museo Pecci, la strepitosa biblioteca lazzeriana, la riapertura del palazzo Pretorio, lo stesso museo del tessuto. Insomma strutture culturali di grande valore e richiamo. Ma non sappiamo valorizzarle sul piano dell’immagine. Per i media siamo quelli del rogo dei cinesi...».

Prato una volta era anche la città dell’eccellenza produttiva.

«E lo è ancora. Vorrei ricordare che anche nel tessile si stanno affermando produzioni di alta qualità. Dopo la crisi molte aziende hanno chiuso, ma c’è chi ha innovato, e oggi rappresenta un punto di eccellenza».

Di cosa ha soprattuto bisogno Prato?

«Di essere trattata con un po’ di amore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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