Il Tirreno

Prato

Al bar Bacchino il caffè è “sospeso”. Ti piace l'idea?

di Azelio Biagioni
Al bar Bacchino il caffè è “sospeso”. Ti piace l'idea?

Il titolare Anton Giulio Campagni ha riportato in auge un’usanza partenopea: chi vuole paga un caffè in più e lo lascia a disposizione di altri clienti e lo scontrino è “griffato”

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PRATO. C’è chi, quando ha letto sulla bacheca sopra la cassa del bar Bacchino “Caffè sospeso”, ha pensato si trattasse di un nuovo tipo di caffè o un modo diverso di prepararlo. Invece, altro non è che un’antica pratica in voga a Napoli e che il gestore del bar di via Cairoli ha voluto portare anche a Prato.

Come funziona: un cliente che consuma un caffè ne lascia pagato un altro. E chi arriva dopo può chiedere, appunto, se c’è un ‘sospeso’ e gustarselo alla salute di chi glielo ha offerto. Era una tradizione viva nel partenopeo dove il caffè ha quasi la stessa importanza dell’aria che si respira.

Gli avventori di un bar consumavano il loro caffè e ne pagavano due, cosicché chi arrivava dopo trovava un espresso gratis. Spesso capitava che persone in stato di necessità entrassero nei bar chiedendo se c’era qualche “sospeso” per poter, nelle loro condizioni, bere almeno un caffè. La pratica è andata via via scemando anche se i napoletani conosco bene questa prassi.

Che da due settimane è stata portata in trasferta a Prato da Anton Giulio Campagni il titolare del bar “Bacchino” che ora è uno dei più gettonati della città. Anton Giulio Campagni (meglio conosciuto come Anthony) ha 24 anni ma ha già le idee molto chiare. A settembre 2013 ha dato nuova vita al locale di via Cairoli (ingresso anche da piazza delle Carceri dove sono collocati i tavoli) e in pochi mesi sta mettendo in piedi tante iniziative.

Il caffè sospeso è l’ultima arrivata, l’idea, infatti, è di metà maggio. “L’iniziativa mi è venuta in mente parlando della cosa con Mario Tognocchi dell’associazione ‘Scaricare tutto tutti’ – spiega Anthony - E’ un modo per far girare l’economia e mi sembra che l’iniziativa porti allegria”.

Campagni ha apportato alcune modifiche all’usanza napoletana, accorgimenti che danno un tocco di creatività e di freschezza alla cosa che è subito piaciuta ed è partita alla grande. “Sullo scontrino che emetto per chi offre il caffè – racconta - chiedo se il cliente vuole lasciare il proprio nominativo così da far sapere a chi berrà l’espresso chi lo ha offerto. Anzi, c’è chi ha messo pure una dedica sul ticket”.

Sopra la cassa del Caffè Bacchino, Anthony ha collocato una bacheca dove campeggia la scritta “Caffè sospeso”. Ogni volta che qualcuno paga ‘una tazzina’ viene collocato lo scontrino e quando un cliente consuma l’offerta viene tolto. “Non è indirizzato a qualcuno in particolare – spiega il giovane barista – chi lo vuole lo può prendere. Chi, ad esempio, non ha monete e preferisce non cambiare una banconota o chi frettolosamente è uscito di casa senza portafogli. Insomma, tutti. Ed è simpatico vedere chi lo ha lasciato pagato. Se un cliente ha una consumazione da quattro euro preferisce, magari, non ricevere il resto e lasciare il ‘sospeso’, alcuni affezionati del bar ne hanno lasciati pagati anche due”.

Ma un po’ di Napoli al Caffè Bacchino si è respirata fin dalla sua apertura. Come offrire il bicchiere d’acqua insieme al caffè che è tipicamente del Sud. “Credo sia giusto prendere il meglio da tutti: da una persona piuttosto che da un luogo – spiega Anton Giulio Campagni – L’arte del caffè è dei napoletani, chi meglio di loro sa fare il caffè? Che è un’usanza, un’arte. Personalmente se vado all’estero soffro per non potermelo gustare come si deve. L’iniziativa è partita subito con successo ed hanno aderito tanti ragazzi. Non sono mancate domande di chi pensava che fosse un nuovo tipo di caffè oppure preparato in maniera diversa”.

Il bar Bacchino oltre ad essere novità è anche arte. Campagni, infatti, offre gratuitamente i suoi spazi ad artisti che vogliono esporre opere d’arte in linea col locale. A turnazione ci sono lavori di creativi, come quelle di Matteo Baldini che ora espone particolari oggetti realizzati da scarti industriali. Oppure quadri di artisti dove per l’inizio e la fine della mostra l'evento si ricorda con un aperitivo.

“Il motto che ho voluto far mettere nel mio locale – precisa Anthony - è ‘Facciamo vivere l’arte’”. Da martedì al Bacchino si potrà anche pranzare e il lunedì, il martedì e il giovedì ci saranno serate a tema con cibi e bevande di una particolare regione italiana oppure di un paese straniero. Campagni è il titolare del bar, ma ama definirsi solo barista. “In questo lavoro prima di tutto ci vuole l’umiltà – dice – e penso di averla imparata nei locali dove ho avuto modo di lavorare prima di approdare qui”. Con lui dietro al bancone ci sono Gherardo Banci e il giovanissimo Francesco Maniscalco. Gli chef, invece, sono Alessandro Zanieri e Osvaldo Ferrone.

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