Il Tirreno

Prato

Una città che va ridisegnata cominciando dagli spazi dismessi

Una città che va ridisegnata cominciando dagli spazi dismessi

Il futuro urbanistico immaginato dal presidente degli architetti e del Palazzo delle Professioni «Il luogo che più amo è piazza S. Agostino: lì c’è davvero una socialità incredibile»

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PRATO. Marzia De Marzi, presidente degli Architetti di Prato ed ora presidente del Palazzo delle Professioni, è una pratese doc che vuole continuare a vivere la sua città con tutte le sue caratteristiche intrinseche come la culturalità, la professionalità e l'imprenditorialità.

«Fino a 6 anni ho vissuto a Montepiano perché mio padre faceva il medico lì - spiega De Marzi - poi mi sono trasferita in viale Galilei e ho frequentato prima il Liceo Scientifico Cicognini e poi Architettura a Firenze. Poi mi sono sposata con un medico anche lui pratese e ho due figli di 13 Emilio ed Elisa di 17 anni».

Il Palazzo delle Professioni è la tua vita. «Quando mi hanno scelto per presiedere questa istituzione che raccoglie i professionisti in questo luogo che unisce le arti e i mestieri - continua la presidente degli Architetti - ho ripercorso il mio cammino perché il mio primo studio di Architetto era proprio al palazzo delle Professioni con entrata da via Garibaldi, l'ufficio urbanistica del Comune di Prato era sempre dentro il palazzo e mi ricordo tante festa al Misoduli quindi per me è qualcosa di familiare e poi mi sono sposata proprio sulla terrazza del Palazzo. E' un luogo significativo per la mia vita».

Cosa ti aspetti ora dalla tua città per l'aspetto architettonico? «Il tema da seguire è la ‘rigenerazione urbana sostenibile’, trasformare le nostre aree dismesse, oppure in uso ma compresse e sature, oppure energeticamente inadeguate. Capire il sistema per la realizzazione ed attuazione del social housing, ad oggi indispensabile strumento di coesione sociale nonché nuova modalità di ridisegno della città, di quella di tutti i giorni. Avere il coraggio di non consumare altro suolo ed investire nel recupero di ciò che abbiamo. Investire nella mobilità leggera integrando le piste ciclabili, non intese unicamente come momento ludico, ma anche come alternativa reale di trasporto. Possiamo concentrarci su grandi progetti strategici nel cuore della città. L’area ex ospedale, il Macrolotto ‘0’, il quartiere del Soccorso, l’area ex Banci. I progetti attuati all’interno di una visione più ampia sono capaci di trasformare una città. Ormai è letteratura consolidata considerare l’esempio di Bilbao, dove la realizzazione del Museo Guggenheim di Frank O. Ghery ha avuto la capacità di trasformare una città industriale nella quarta meta più visitata della nazione - continua il presidente del Palazzo - ma forse è per noi più calzante l’esempio di Valencia, città per dimensione e per qualità di centro storico più simile alla nostra, dove la valorizzazione di un’area da recuperare (parte del letto del fiume Turia il cui corso fu deviato) ha dato vita alla Città delle Arti e delle Scienze, splendido insieme di architetture, ogni giorno frequentato da migliaia di persone. E’ necessario, e prendo ad esempio l’area dell'ex ospedale, individuare e perseguire il progetto di cui ha bisogno la città».

La tua città come dev'essere ? «Prato deve diventare la città della contemporaneità perché il pratese ha uno spirito contemporaneo a partire da Francesco di Marco Datini che ritengo il miglior esempio da seguire. Questa caratteristica va coltivata, esaltata in tutti gli aspetti, dalla cultura, alla professione, all'imprenditorialità. Dobbiamo riprenderci questo spirito contemporaneo per essere protagonisti del futuro». Un luogo esempio di questa unione? «E' proprio vicino al Palazzo ed è Santa Maria delle Carceri insieme al Castello dell'Imperatore si uniscono due aspetti diversi ma che danno la visione di Prato». Se passeggi a Prato dove vai sicuramente ? «In piazza Sant'Agostino perché per me è un luogo di socialità incredibile».

Vezio Trifoni

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