Il Tirreno

Prato

Aborto, quattro medici su dieci sono obiettori di coscienza

di Maria Lardara
Aborto, quattro medici su dieci sono obiettori di coscienza

I numeri a Prato sono più alti che nel resto della regione, ma le interruzioni volontarie della gravidanza sono in calo

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PRATO. Li incroci nei consultori, tra le corsie di ambulatori e sale operatorie. Dietro il loro camice bianco, si agita un principio di coscienza che, pur tutelato per legge, rischia di ledere i diritti di altre persone. La legge in questione è la 194 del 1978 che garantisce anche l'obiezione di coscienza del personale medico. Ginecologi, anestesisti, infermieri: a Prato gli obiettori si aggirano attorno al 40%. Questo significa che nella nostra città una donna che decide di interrompere la gravidanza invocando la 194 rischia di incappare in un ginecologo che potrebbe negarle un diritto (anche se finora non si ha conoscenza di episodi del genere a Prato). Fatto che sta nell’azienda sanitaria pratese circa quattro ginecologi su dieci sono obiettori. Ci sono in ospedale, negli ambulatori dell’Asl 4, persino nei consultori perché – dati forniti dall’azienda sanitaria - su sei ginecologi che operano nei sette consultori di Prato e provincia due hanno fatto obiezione di coscienza.

«Ma tutti e sei prescrivono contraccezione d’emergenza e rilasciano certificati per l’Ivg - precisa Lorenzo Roti, neo direttore della Società della salute - La certificazione “urgente” è rilasciata esclusivamente da medici non obiettori». Il certificato con la voce “urgente” viene rilasciato in presenza di minorenni e tutti in quei casi in cui il medico del consultorio riscontri una urgenza permettendo così di rivolgersi direttamente all'ospedale senza che siano trascorsi i sette giorni di “riflessione” previsti per legge dal primo colloquio.

Numeri sopra la media. Prato in controtendenza rispetto al resto della Toscana: nel 2012 il numero degli obiettori negli ospedali toscani toccava quota 33% secondo i dati regionali, a Prato si viaggia intorno al 40% mentre in alcune regioni del Sud Italia, in testa Molise, Campania, Basilicata e Sicilia, la densità degli obiettori sfiora l’85%. Nel dettaglio, su 21 ginecologi in servizio all’ospedale “Santo Stefano”, nove sono obiettori di coscienza. Ma ci sono anche gli anestesisti e il personale paramedico. Nel primo caso, la metà ha optato per l’obiezione di coscienza (17 su 34), una scelta che ha riguardato 20 su 62 infermieri.

Mappa dei consultori. I sei ginecologi che operano nella sede principale di via Roma sono gli stessi che svolgono l’attività anche presso gli altri consultori provinciali. Se nel distaccamento di via Clementi (distretto Prato Ovest) su tre ginecologi uno è obiettore, ai consultori di Vaiano e Poggio a Caiano l’unico ginecologo disponibile, stando ai dati forniti dall’Asl 4, risulta obiettore di coscienza. «Tutti i diritti vengono garantiti, non abbiamo mai ricevuto rimostranze o lamentele», assicura Roti.

Aborti in calo. Prato è sempre stata maglia nera per l’alto tasso di ricorso all’aborto, pratica diffusa soprattutto tra le donne straniere (la percentuale è del 60%). Ma l’anno scorso sono diminuiti i certificati di Ivg rilasciati nei consultori di Prato e provincia, passando dai 423 nel 2012 ai 379 nel 2013. Tuttavia, il numero dei certificati non necessariamente corrisponde a quello delle Ivg che qui vengono praticate nella struttura di Villa Fiorita. Anche perché potrebbe succedere che, in caso di liste d’attesa tali che la donna rischia di avvicinarsi troppo alla 12esima settimana (entro cui la gestazione si può interrompere), l’intervento venga eseguito fuori provincia. «In realtà – fa notare Roti - avviene il contrario, ovvero accogliamo donne che provengono da altri territori».

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