Il Tirreno

Prato

La pittura fra ’500 e ’700 al secondo piano

Prosegue il viaggio nell’allestimento del Museo del Palazzo Pretorio che aprirà il 12 aprile

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PRATO. Il secondo piano del Museo (che aprirà il 12 aprile) è dedicato alla pittura fra il Cinquecento e il Settecento. Protagoniste dell'allestimento del magnifico salone sono quindici Pale di grandi dimensioni, che rappresentano un nucleo rilevante della collezione del museo. Provengono in prevalenza dalle chiese della città e sono confluite nel patrimonio del Comune per lo più nell'Ottocento, in seguito alle soppressioni ecclesiastiche.

«Eseguite fra il tardo Cinquecento e il primo Settecento - spiega l'assessore alla cultura Anna Beltrame - parlano di una città centro propulsivo di idee e artisti, in un territorio fitto di conventi, di chiese, oratori e tabernacoli: l'allestimento del salone crea un effetto davvero suggestivo». Alla seconda metà del Cinquecento appartengono ad esempio lo Sposalizio mistico di Giovan Battista Naldini e il pontormesco Tobiolo e l'Angelo, una delle invenzioni pittoriche più felici del Poppi. All'inizio dei Seicento risalgono le tre superbe pale, una di Santi di Tito e due di Alessandro Allori, dipinte per la cappella degli Spini a Peretola e donate al Museo da Angela Riblet nel 2011. Dalla chiesa di San Francesco provengono altre due pale del XVII secolo: la raffinata Annunciazione di Giovanni Bilivert e il suggestivo Miracolo di San Nicola da Tolentino di Mario Balassi. Il Settecento è rappresentato da un altro Miracolo di San Nicola da Tolentino, dipinto da Sigismondo Betti e l'Annunciazione di Giovan Domenico Ferretti - provenienti dalla perduta chiesa del monastero di San Matteo -, e dalla pala dedicata a Santa Caterina d'Alessandria di Francesco Conti, già nella Basilica di Santa Maria delle Carceri. Le altre tre sale del secondo piano sono dedicate a opere di minore formato, ma non di minore valore, tra il '500 e il '600. Un primo nucleo di dipinti esprime la ricchezza della cultura figurativa toscana nel Cinquecento,Il secondo nucleo testimonia la profonda influenza di Caravaggio nella pittura del Seicento.

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