Il Tirreno

Prato

Corteo e slogan di Casa Pound contro l’immigrazione

di Carlandrea Poli
Corteo e slogan di Casa Pound contro l’immigrazione

In piazza Duomo la contro-manifestazione organizzata dagli attivisti della sinistra radicale. Grande spiegamento di forze dell’ordine

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PRATO. Un sabato pomeriggio di passione in centro storico per la manifestazione di Casa Pound contro il degrado e l'immigrazione. Gli unici attimi di tensione sono stati registrati in piazza San Marco, protagonista un gruppetto di attivisti della sinistra radicale ,che aveva organizzato in piazza Duomo una contro-manifestazione, e le forze dell'ordine. Tutto si è risolto però in pochi minuti.

Alle 17 il centro era così spartito: in piazza Duomo il presidio degli “antifà”, in piazza Ciardi i giovani di Casa Pound. Leggermente più numerosi questi ultimi, ma nettamente inferiori a poliziotti e carabinieri messi ai quattro angoli del centro storico per evitare che la classica rivalità politica potesse sfociare in un contatto fisico. «Mascherati da associazioni di volontariato e onlus i servi dei padroni altro non sono che squadracce razziste» non hanno dubbi i giovani di sinistra di fronte alla cattedrale, che sono stati tenuti d'occhio nel corso del loro volantinaggio da un presidio di agenti in assetto anti-sommossa sul lato di via Magnolfi e di Corso Mazzoni.

A poche centinaia di metri, invece, si è dipanato il corteo dei giovani di destra – prontamente scortato da camionette ed agenti – all'insegna dell'inno d'Italia, di cori e di striscioni anti-immigrati: «Scendiamo in piazza per dire no all'immigrazione e al degrado. Per la prima volta portiamo il tricolore in quelle strade che non sembrano più italiane» ha detto dal megafono Francesco Corrieri. Per Casa Pound oltre alle bandiere anche i fumogeni sono stati tricolori. Il luogo emblematico, per loro, è via Protche, dove il dirigente provinciale si è attribuito il merito di aver mantenuto la promessa di non lasciare soli i residenti, facili prede di ripetuti episodi di microcriminalità. Con un perfetto automatismo degrado ed insicurezza sono stati ricondotti alla presenza di stranieri in patria.

Corrieri, a tal proposito, ha scorso una pagina e mezzo di fatti delinquenziali appresi dalle cronache cittadine, riconducibili alla responsabilità di extracomunitari. Ce n'è soprattutto per i cittadini del celeste impero: «Evasione fiscale, concorrenza sleale, i cinesi non sono una risorsa» recitava uno degli striscioni esibiti poco fa nei giardini di piazza Mercatale. Dal megafono, Corrieri ha rimarcato il concetto: «Qual è il ricordo che vogliamo lasciare? Forse, quello di una banda di affaristi che ha svenduto la città ai cinesi per le loro rendite?». Il corteo, prima di arrivare in piazza Mercatale, si è sviluppato lungo la rotonda di viale Galilei, via sant'Antonio. Bloccando per alcuni minuti il traffico e rendendo vani i colpi clacson degli automobilisti in fila.

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