Il Tirreno

Prato

Il futuro a Prato è high tech ma non senza tessile

Ilenia Reali
Il futuro a Prato è high tech ma non senza tessile

Il settore trainante sta cambiando pelle: sempre più di servizio e lanifici sempre meno simili. Tutti i numeri

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PRATO. A raccontare come Prato sia cambiata e stia andando verso un futuro diverso dal passato c’è un’immagine chiarissima. E’ quella del Palazzo dell’industria che, dopo il trasferimento della Camera di commercio, si è aperto a nuove realtà. E contrariamente a quanto si può immaginare i vicini di casa dell’Unione industriale (che ha per il 70% dei suoi iscritti imprenditori tessili)  sono tutte aziende del terziario avanzato e high tech. Aziende leader come Basis group che hanno scelto di aprire degli uffici a Prato. O altre realtà come Con Met, Idea Lab, Devise e Orienta. Un esercito di “nuove” imprese che insieme ad altre realtà che operano sul territorio (Softec,Tt tecno sistemi) stanno costruendo quella diversificazione tanto auspicata negli anni e utilissima a un comparto, quello della tradizione, che sta cambiando pelle quasi seguendo uno slogan che è “essere originali e diversi” pur partendo dalla stessa storia. E che, insomma, sta dicendo addio all’era in cui tutti “facevano lo stesso panno” e che sta sempre più strizzando l’occhio alla moda con cui ha l’obiettivo di stringere non solo affari ma collaborazioni più strette.
Il distretto è evidente sta vivendo un momento di profondo cambiamento. Lo dicono i numeri e lo dice anche l’interpretazione della realtà che stiamo vivendo. Il settore tessile non è più quel gigante che garantiva benessere a tutti e si è profondamente ridimensionato. Le aziende tessili attive (dati Camera di commercio) sono passate dalle 4.235  del 2003 alle 2256 mentre le confezioni, a gestione prevalentemente cinese, da 1991 a 3963.

Un settore che rimane comunque fondamentale per il distretto di Prato perché continua ad essere dominante sia dal punto di vista della produzione sia da quello delle esportazioni anche se emerge, da dati della Camera di commercio, che si va sempre più su un tessile di servizio e sempre meno verso un comparto produttivo.  E che comunque ci sono altri settori che hanno numeri importanti come l’immobiliare  e che hanno  avuto dal 2009 al 2012 performance assai migliori.
Aiutano a raccontare la storia di un tessile sempre più di servizio, seppur  con tutti i limiti del caso, i dati delle esportazioni che pur essendo notevolmente calati negli ultimi anni non l’hanno fatto proporzionalmente al calo delle aziende  e l’aumento delle importazioni di semilavorati.

Il rapporto 2013 della giornata dell’economia mette in evidente che nel  periodo  “2009-2012 il tasso di flessione medio annuo della consistenza delle imprese attive dell’industria tessile è stato superiore al 4%, ossia il peggiore tra quelli riferiti ai principali settori dell’economia provinciale . Il comparto tessile si caratterizza inoltre per un tasso annuo di turn over (12,3% in media tra il 2010 e il 2012) sensibilmente inferiore alla media provinciale, il che riflette, sempre in termini relativi, la scarsa “appetibilità” del settore storicamente trainante”.

Anche se la situazione di crisi non può essere considerata superata è evidente che ormai a Prato ci si trova davanti a due tipi di aziende: quelle che pur nella difficoltà hanno gli strumenti per affrontare i problemi e superarli e quelle che invece stanno vivendo una sofferenza sempre più strutturale. A fare la differenza è la condizione finanziaria ma anche il prodotto. Tendenzialmente la situazione è migliore rispetto agli anni passati. “Sia il quarto trimestre del 2013 sia il primo del 2014 - commenta il direttore dell'Unione industriale pratese Marcello Gozzi – sono migliorate sia le ore di lavoro del personale sia i consumi di energia elettrica: si parla rispettivamente di un più 5,7 a gennaio 2014 e di un più 4,4% sempre il primo mese dell'anno. Un dato che indica una leggera ripresa. Ci sono invece segnali significativi per la maglieria e i filati”.

A fare da spartiacque è e sarà sempre di più la capacità di esportazione ma anche il prodotto che si immette sul mercato. E' vincente, e lo sarà anche per altri, la strada intrapresa ad esempio da Faliero Sarti con gli accessori di Monica Sarti che hanno sfruttato la storia e le capacità professionali del lanificio per creare prodotti nuovi o quella di Apollo ormai leader nella vendita di tessuti per il difficile mercato dell'automobile.

“La diversificazione – è sempre Gozzi a dire la sua – sarà importante. E oltre all'high tech vanno segnalate esperienze di eccellenza anche nell'alimentare e nel commercio (seppur con tutte le difficoltà evidenti a tutti) ma ancora per i prossimi anni dovremo guardare con attenzione al tessile abbigliamento dove assisteremo a trasformazioni di aziende che sempre meno si assomiglieranno tra loro. C'è chi farà più accessori, che stringerà rapporti forti di filiera partendo dalle grandi case di moda (modello Gucci) e chi invece sceglierà di fare prodotti di nicchia magari producendo tessuti tecnici. Ad avere la meglio sarà chi è in grado di far fruttare la propria tradizione e la propria storia cambiando ma senza fare stravolgimenti facendosi contaminare proprio da quelle esperienze di high tech che stanno nascendo”.

E che il 4 e il 5 aprile durante l'Innovation day all'Unione industriale e al Museo del tessuto faranno le prime prove di integrazione durante due convegni aperti al pubblico.

(Il direttore dell'Unione industriale pratese Marcello Gozzi)

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