Il Tirreno

Prato

Dalla lana rustica un valore aggiunto per tutta la filiera

Prato, oggi viene considerata un rifiuto, ma potrebbe generare fatturato 450 mln euro, gran parte dei quali potrebbe beneficiare il nostro distretto e la Toscana

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PRATO. La lana rustica italiana, oggi considerata un rifiuto oltre che un costo per i pastori e per l'ambiente, potrebbe avere un forte appeal sul mercato e un fatturato di tutto rispetto, calcolato sui 450 milioni di euro, 27 dei quali provenienti solo da quella sarda prodotta in Toscana. È quanto emerso nel corso di un convegno sul progetto Filiera del tessile sostenibile nella sede di Banca Cr Firenze.

Secondo uno studio, l'utilizzo della lana rustica porterebbe un valore aggiunto a tutta la filiera. Basta considerare che le pecore in Italia sono oltre 6 milioni, per una produzione di lana appena tosata di 8.600 tonnellate, valutata da 0 a 0,40 euro al chilo.

La potenziale valutazione di questa lana può arrivare a 0,90 euro al chilo producendo fatturato per quasi 8 milioni di euro e quindi portando nelle casse degli allevatori il 125% in più rispetto alla massima quotazione.

In Toscana si stima che ogni anno siano prodotte circa 500 tonnellate di queste lane, solo il 65-70% trova uno sbocco nell'export soprattutto verso Cina e India per la produzione di tappeti rustici, filati per maglieria grossolani, riempitivi di materassi. La quota restante non trova canali commerciali remunerativi.

Tra Biella e Prato il settore conta 2.400 aziende con 34.000 addetti e, nel triennio 2009-2011, ha registrato una diminuzione del 9% nel numero delle imprese a Biella e del 4% a Prato. Gli addetti sono calati del 7% in entrambi i distretti. (ansa)

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