In scena lo Sgarbi furioso «Ha perso il sindaco»
Il critico non ha ancora digerito la mancata nomina a direttore del museo «Con Cenni ci vediamo a Montecatini. Fabio Cavallucci? Non so chi sia»
PRATO. Di collaborare col sindaco e con Prato ancora ci pensa: «Cenni ha preparato un protocollo per il ruolo di direttore dei musei della città, ma lo devo ancora vedere. Valuterò se accettare questa offerta, non vorrei che fosse una compensazione».
In realtà in tutta la serata al Politeama alla presentazione del libro sulla storia dell'arte “Il tesoro d'Italia” il critico d'arte Vittorio Sgarbi mena fendenti a Roberto Cenni così come verso il nuovo capo del museo Pecci, Cavallucci: «Il miglior direttore possibile – esordisce, lasciando appena il tempo di riprendersi e di capire che è l'abbrivio ironico di una sequenza di attacchi a testa bassa – Collaborare con lui? Semmai sarebbe lui a collaborare con me, perché non so chi sia. Si adatta alla tradizione di arte escrementizia espressa con la cloaca massima esposta con Soutif. Il fatto che abbia vinto lui un bando pubblico dà la misura della capacità formidabile del sindaco di prendere le decisioni importanti». L'avversione a Cavallucci è tale che per il critico d'arte esiste solo il Cavallucci pittore del tardo Barocco «tanto dimenticato quanto grande». Un modo anche questo per schernire l'esclusione dalla guida del Pecci. La polemica è pressoché continua sia davanti ai microfoni delle televisioni che nel foyer del Politeama alla presentazione del suo saggio. L'unico segnale d'amicizia politica lo rivolge a Città Forte di Riccardo Bini: «Ha promesso di avere un rapporto privilegiato con me. Quindi, qualsiasi cosa accada, che vinca come gli auguro o che perda questo contatto resterà». Anche la disanima del libro diventa un buon argomento per affondare la sua lama appuntita verso il direttore del centro d'arte contemporanea e all'indirizzo di Cenni: «Tesoro d'Italia finisce a Prato con Lorenzo Bartolini. Non so cosa pensi Cavallucci, però, spero che esca dall'attrazione per la merda». «Ho scritto un manuale gaudente. Non so se consigliarlo al sindaco che ama martellarsi i coglioni visto che dice, voglio Sgarbi, eppoi prende Cavallucci». Una sorta di climax degli strali e degli insulti, che ricade nella possibilità di chiudere per sempre i ponti con la città: «Col sindaco ci rivedremo, magari dandoci appuntamento a Montecatini o a Monsummano». È un malumore diffuso verso le istituzioni culturali pratesi. Quel bando, quell'esclusione sono ferite dalle quali sgorga ancora il siero della delusione per essere stato tagliato fuori da chi non avrebbe avuto i titoli né nella commissione esaminatrice – che per prima ha scremato i curricula depositati in viale della Repubblica – né tanto meno nel consiglio direttivo del museo. Amarezza, dicevamo, ma non sconfitta. Un vocabolo che Sgarbi usa solo in riferimento a Cenni: «La scelta di Cavalucci che ha un centesimo delle mie pubblicazioni è un insulto. A perdere è stato il sindaco, sarebbe come se un grande direttore d'orchestra venisse eliminato ad un concorso dal direttore della banda di paese». La sua lectio di arte davanti al centinaio di ospiti richiamati alla kermesse di Città Forte dà spazio anche ad una sua visione onirica ironicamente terrificante: «Spero che il nuovo direttore non sostituisca il buco di Moore con uno stronzo». Il registro linguistico, appunto, è da cloaca e all'argomento finisce per ispirarsi il discorso finale di Riccardo Bini: «Noi vogliamo dare a Prato la speranza di rialzarsi dalla merda che la ricopre. Abbiamo le forze per reagire. Con noi Sgarbi sarebbe già alla guida del museo, spero di poter fare qualcosa per il futuro». Lo spiraglio, intanto, è quello aperto da Cenni con la proposta della direzione dei musei. «Avrebbe dovuto precedere l'annuncio dell'incarico al Pecci – rivela ulteriormente l'esperto d'arte – In ogni caso vivo bene lo stesso».
Carlandrea Poli
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CON LE ACCUSE DI SGARBI
WWW.ILTIRRENO.IT/PRATO
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