Sicurezza
Fermo da cinque anni l’Orologio della Resistenza
Prato, il malinconico stato di abbandono in cui versa l’opera d’arte che dovrebbe celebrare la nostra Costituzione: bloccato e in balìa dei vandali
PRATO. Da troppo tempo non segna più gli anni, i mesi, i giorni, le ore, i minuti ed i secondi che sono passati dal giorno in cui venne firmato l’atto di promulgazione della Costituzione italiana.
“Count up” il monumento collocato in piazza dell’Università, un’opera d’arte in movimento (a differenza della grande maggioranza di quelle che si possono ammirare) si è fermata. A volte anche l’arte si arresta davanti all’inesorabile destino che la fa dipendere dagli uomini. Realizzata da Alessandra Andrini ed inaugurata il 25 aprile 2009, l’opera era risultata vincitrice di un concorso pensato dal Museo Pecci per un monumento alla Resistenza.
Fra le sette proposte presentate fu scelta quella di Andrini, artista bolognese, che volle dar vita ad un grosso display meccanico per ricordare il tempo che, ogni giorno, passa da quando l’Italia ha visto approvato il suo documento più importante. Il monumento alla Resistenza rientra nei beni di proprietà del Comune di Prato. “Count up” conteggia (o meglio dovrebbe conteggiare) quanto tempo è trascorso dal giorno in cui, era il 27 dicembre 1947, il capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, firmò l’atto di promulgazione della Costituzione.

(Nelle foto l'orologio da nuovo e oggi)
Nel dicembre 2014 si festeggiano i 67 anni della Costituzione. Ma a quanti passano davanti all’Orologio della Costituzione, il display ricorda 62 anni, 10 mesi, 13 minuti, illeggibili le ore e spariti i secondi. Accanto al display è stata collocata una targhetta, per niente posticcia, dove si legge “Opera d’arte in attesa di restauro”.
Alcuni intoppi ci furono trascorso non molto tempo dalla sua collocazione. Lo conferma la “madre” dell’opera, Alessandra Andrini. «Poco dopo la costruzione dell’orologio – spiega l’artista – l’azienda italiana, dove è stato prodotto, referente per una ditta della Francia ha chiuso i battenti. Così non è stato possibile mettere mano all’opera che ora è ferma. Mi spiace veramente tanto – dice rammaricata Andrini – è uno di quei monumenti ai quali sono più affezionata e che ha racchiude un valore importante sulla Resistenza. Spero che si possa riparare il guasto e far tornare ‘Count up’ in movimento, così come l’avevo pensato».
Intanto, i vandali continuano ad andare avanti nelle loro opere di danneggiamento visto che il “Count up” è stato imbrattato così come il muro dove è stato collocato, pieno di scritte e disegni tanto da renderlo irriconoscibile rispetto a come era.
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