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Cavallucci vuole un Pecci aperto alla città

Cavallucci vuole un Pecci aperto alla città

Il nuovo direttore si presenta: «Disposto a collaborare con Sgarbi», ma il sindaco esclude la nomina

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PRATO. «Direttore forza ora». Così il sindaco Roberto Cenni, ieri mattina ha incoraggiato Fabio Cavallucci al termine della presentazione ufficiale del nuovo direttore del Museo Pecci per i prossimi 3 anni, «scelto per il suo straordinario profilo» ha insistito Cenni. Un impegno davvero gravoso per il 53enne critico romagnolo, in pianta stabile a Prato dai primi di maggio, dopo aver anticipato la conclusione del contratto con il Castello Ujazdowzky di Varsavia , in scadenza a fine 2014. «E’ una bella scommessa, ma voglio precisare che nella mia scelta non c’è stata interferenza politica, ma solo una decisione culturale» dice Cavallucci, dopo avere ricordato gli altri 37 colleghi partecipanti al bando, sui cui nomi Cenni ha imposto un incomprensibile silenzio. Almeno per gli altri 4 finalisti però è giusta la menzione: Dobrila Denegri, Marco Pierini, Alberto Salvadori e Valerio Deho.

Ecco i punti principali del programma elencati dal nuovo direttore, iniziando dalla multidisciplinarietà del “raddoppiato” Pecci, già ribadita da tempo anche da Cenni. E allora oltre alle arti visive, anche la danza, il cinema, il teatro, la musica, la performance, insomma «un centro dove le arti si incontrano, un luogo vivo, con eventi a tutta azione» continua Cavallucci, convinto che l’arte contemporanea deve fare un passo in più, con tematiche che interessano la vita quotidiana di tutti noi. Per arrivare a questo obbiettivo è necessaria innanzitutto un largo processo di ascolto, con gruppi, associazioni, personaggi e persone, «non per suggerimenti su mostre o artisti, ma per capire cosa vorrebbero dal Pecci». Riguardo all’area di riferimento, Cavallucci non ha dubbi sul museo pratese confermato a punto di riferimento regionale, come centro di coordinamento della Toscana. Dopo un’inattesa critica alla tv italiana, il nuovo direttore ha chiesto ai media di alzare il livello, per poi cominciare a rispondere alle domande rassicurando che «all’estero l’esistenza del Pecci è nota, ma ora lo è di più il Pecci Milano» visto che il museo pratese è chiuso, mentre riguardo alla possibile presenza di Sgarbi a Prato come “supervisore culturale” ha rassicurato: «Sono una persona aperta, disposta a discutere con chiunque». Su questa possibilità è intervenuto poi il sindaco Cenni: «Sgarbi può essere una risorsa utilissima per la nostra città», escludendo però l’esistenza di qualsiasi accordo su possibile nomine, che «tra l’altro andrebbero fatte solo per bando pubblico». I guai per il sindaco però potrebbero arrivare oggi, dopo il sopralluogo con i tecnici al cantiere del nuovo Pecci, perché resta fortissimo il dubbio della conclusione dei lavori alla sala espositiva entro la prima decade di maggio.

Riccardo Tempestini

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