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Prato

Abati: «Saranno i sindaci a decidere se Estra si quoterà in borsa»

di Carlandrea Poli
Abati: «Saranno i sindaci a decidere se Estra si quoterà in borsa»

Ecco le parole, in commissione controllo e garanzia, del direttore generale della partecipata alle accuse lanciate dal sindaco Cenni

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PRATO. «L'assemblea di Consiag non ha votato nessun atto formale. Si è limitata ad approvare un ordine del giorno. Saranno i sindaci a decidere se Estra si quoterà in Borsa». S ono stati sufficienti pochi giri d'orologio in commissione controllo e garanzia al direttore generale di Estra, Paolo Abati per arrivare al vertice dell'ultima tensione fra via Panziera e il Comune. Rispedendo al mittente le accuse di aver emarginato il ruolo dei consigli comunali nell'operazione di quotazione in Borsa della multiutility toscana.

Se venerdì scorso, nella stessa cornice istituzionale, il sindaco Roberto Cenni aveva puntato il dito contro l'assemblea dei soci di febbraio lamentando un colpo di mano, che avrebbe defraudato i consigli comunali del potere di decidere sull'ingresso nei listini di piazza Affari di Estra, il manager della partecipata ha offerto un'altra lettura dei fatti. Prefigurando, peraltro, una privatizzazione parziale in due tranche che dovrebbe portare il capitale in mano agli investitori privati di Borsa a detenere fino al 49% del capitale sociale. «Se ci verrà da parte dei consigli comunali l'autorizzazione ad andare avanti allora ci sarà la quotazione, altrimenti dovremo scegliere altre strade – è stata la premessa del ragionamento di Abati –. In particolar modo, penso all'aumento di capitale o al ricorso al credito finanziario».

Entrambe le operazioni avrebbero contro-indicazioni difficilmente sormontabili: la ricapitalizzazione chiederebbe un esborso diretto da parte dei 99 Comuni-soci, una disponibilità che al momento non c'è; il ricorso alle banche può essere economicamente giustificato solo con un ritorno dell'investimento a doppia cifra percentuale. Indiscutibile, invece, nell'ottica di Abati la necessità di sbarcare sui listini finanziari: «Abbiamo bisogno di risorse che da soli non ci possiamo procurare. Ci servono per competere nel mercato, oramai, completamente liberalizzato dell'energia. Ci sono investimenti da fare nelle delle gare d'ambito nella distribuzione del gas del gennaio 2015. Coltiviamo l'obiettivo di essere all'altezza delle nostre concorrenti. Abbiamo un fatturato di 860 milioni di euro e siamo l'8° player italiano».

Qualora il 51% dei soci corrispondenti al 51% del capitale di Estra (il quorum deliberativo previsto dallo statuto) desse disco verde ci saranno due passaggi: una prima fase con una collocazione di azioni per un controvalore compreso fra il 10 e il 25% del capitale di Estra nel segmento AIM, mercato riservato ad assicurazioni, banche e fondi di investimento. Trascorsi 18 mesi verrebbe tentato il grande balzo nel listino STAR, portando la quota di azioni contendibili al 49%. Con la possibilità di calcare questo passo successivo proprio con una cessione di partecipazioni da parte dei soci. Sarebbe questo un possibile viatico a quell'exit strategy agognata dalla giunta Cenni per divorziare definitivamente da Consiag ed Estra.

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