Sicurezza
«Più flessibili con la riforma del lavoro»
Stefano Crestini (Confartigianato) giudica positivamente le innovazioni su contratti a termine e apprendistato
PRATO. Flessibilità nelle assunzioni e più valore alla figura dell’artigiano. Sono gli effetti positivi del decreto lavoro varato dal governo Renzi intravisti da Stefano Crestini, dirigente della Confartigianato Prato, secondo il quale il provvedimento favorirà il rilancio dell’occupazione.
La riforma interviene sui contratti a termine e l’apprendistato. In sostanza, nei contratti a termine scompare il principio di acausalità: la riforma introduce la possibilità di stipulare un contratto a termine senza che il datore di lavoro debba specificare le motivazioni che lo portano a fissare un termine con possibilità di proroga fino a 8 volte nei limiti di 36 mesi. Inoltre, tra la stipula di un contratto e l’altro non esiste più l’obbligo di far passare dieci o venti giorni.
Meno vincoli anche per l’apprendistato: con la nuova legge, cade il divieto di assumere nuovi apprendisti se non ne sono stati confermati il 30 per cento della tornata precedente. «Si tratta di una misura attesa da tempo, che va nella direzione più volte indicata anche da Confartigianto - commenta Crestini - se fosse stata messa in atto prima avrebbe permesso di recuperare qualche posto di lavoro: la semplificazione e la sburocratizzazione delle procedure favoriranno senz’altro l’accesso al mondo del lavoro, in particolare dei giovani». Secondo Crestini il provvedimento è arrivato un po’ ritardo rispetto a quella che ritiene una necessità oggettiva. «Con la crisi anche l’economia è cambiata - dice - il lavoro non è più programmabile come un tempo, perciò bisogna dare alle imprese gli strumenti per affrontare periodi di picchi di produzione molto alti seguiti da periodi in cui il lavoro viene completamente a mancare. Nell’edilizia - sottolinea Crestini che è anche presidente della categoria - si registrano picchi di lavoro per due o tre mesi, magari grazie alle agevolazioni, poi improvvisamente cala. Ci sono stati casi in cui addirittura si è preferito rinunciare a una commessa per non dover aumentare la struttura e ritrovarsi con personale da assumere».
Quanto all’apprendistato la novità più apprezzata riguarda la fine dell’obbligo per un imprenditore di assicurare all’apprendista una formazione attraverso la frequenza a corsi in agenzie esterne. «Si torna a così a riconoscere un ruolo importante alla formazione aziendale restituendo finalmente valore alla figura dell’imprenditore». In che modo tutto questo faciliterà l’accesso al mondo del lavoro? «Se ci saranno meno vincoli, gli imprenditori saranno incentivati a fare le cose in regola - spiega - d’ora in poi sarà più facile ottenere la regolarizzazione dei contratti da parte di chi usufruisce dei lavoratori a nero preferendo rischiare pur di eludere obblighi burocratici e vincoli». E conclude: «La riforma da sola non basta, c’è bisogno che rientri un po’ di lavoro per far ripartire le assunzioni e tutto il sistema economico».
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