Il Tirreno

Prato

CARRIERE E GESTA MAI NORMALI

di SANDRO VERONESI

Ecco un estratto della prefazione dello scrittore pratese. di SANDRO VERONESI L’uomo di Vitruvio, celebre disegno di Leonardo da Vinci e simbolo dell’armonia, è inscritto in un cerchio. Senza fine,...

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Ecco un estratto della prefazione dello scrittore pratese.

di SANDRO VERONESI

L’uomo di Vitruvio, celebre disegno di Leonardo da Vinci e simbolo dell’armonia, è inscritto in un cerchio. Senza fine, senza discontinuità, il flusso prodotto dalla circonferenza finisce per proteggerlo, addirittura per liberarlo, anche se lampantemente lo imprigiona. Nelle sue pose sovrapposte egli rivendica il controllo dello spazio e delle proporzioni, creando una bolla protettiva che appare impenetrabile.

Il disordine esterno si ferma a quella bolla, la cui energia lo scioglie come neve al sole. Nulla di male può accadergli che non sia da lui previsto e gestito. Il suo stato d'animo è la calma, il suo destino la perfezione. Eppure quella posizione a braccia larghe ne richiama un'altra tutt'altro che perfetta e quieta, che i nostri occhi hanno imparato a registrare: la posizione che certi portieri assumono sulla riga di porta quando l'avversario si appresta a battere un rigore. Aumentando il volume del corpo, spiegando le ali come un albatro, essi intendono intimidire colui che dovrà calciare il penalty, cercando di riprodurre attorno a sé l'inviolabile perfezione leonardiana.

E tuttavia quel loro gesto sottende l'esatto contrario, e denuncia tutta la loro fragilità. Il problema è geometrico: non sono inscritti in un cerchio, ma spersi al centro di un rettangolo; e quel rettangolo verticale - la porta - non è che il ribaltamento in altezza di altri rettangoli orizzontali - l'area di porta, l'area di rigore, il campo stesso - che descrivono la loro debolezza e simboleggiano la loro dannazione.

Portieri "normali", del resto, non ne esistono. È esistito Zoff, che della normalità è stato il campione indeformabile (come la barra di platino-indio conservata a Sevres è il campione del metro lineare), ma proprio per questo era il più anormale di tutti. In realtà i portieri tendono ad allontanarsi il più possibile da quel campione, separandosi in due opposte categorie: quella degli sventurati e quella delle carogne. In questo libro sono raccolte le gesta e i destini dei portieri sventurati. Che si tratti di Willie "Fatty" Foulke, portiereciccione dello Sheffield United e del Chelsea morto di cirrosi a 42 anni, di Romano Cazzaniga, secondo di Castellini nel Torino di Gigi Radice, precipitato dalla finestra dell'albergo mentre faceva i gavettoni ai suoi compagni, o di Helmut Duckadam, che vinse da solo la Coppa dei Campioni del 1986 parando quattro rigori al Barcellona per finire immediatamente nelle grinfie del figlio psicopatico di Nicolae Ceausescu, due sono le costanti che accompagnano gli eroi di questo libro: la prima è la fatalità , la seconda è appunto l'anomalia del loro ruolo, fucina di nevrosi e irrequietudine, che rende impossibile ai portieri avere una carriera (spesso anche una vita) "normale".

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