Il dolore
Setacciati i conti del gran bazar cinese
Fiamme gialle e Agenzia delle entrate nelle 57 ditte del centro commerciale Euroingro: i risultati nei prossimi giorni
PRATO. C’erano più finanzieri e funzionari dell’Agenzia delle entrate che clienti, ieri mattina alla Euroingro di via Paronese. Per un giorno i militari delle Fiamme gialle e gli ispettori dell’Erario hanno sostituito i grossisti italiani e stranieri che di solito affollano il grande centro commerciale dove 57 ditte cinesi espongono prevalentemente abbigliamento da donna e accessori.
Il controllo, che non è il primo all’Euroingro ma non era mai stato così pervasivo, è un messaggio che suona più o meno così: cari commercianti, sappiate che lo Stato italiano vi tiene d’occhio, viene a controllare le vostre fatture, verifica che si venda all’ingrosso e non anche al dettaglio, spulcia i documenti per capire se c’è evasione fiscale o contraffazione di marchi.
I risultati del blitz si conosceranno solo tra qualche giorno, perché non è il solito controllo della squadra interforze nelle confezioni cinesi. Qui lo scenario è completamente diverso, tutto è alla luce del sole. L’Euroingro è una specie di esposizione permanente, la vetrina di tanti pronto moda, confezioni o semplici importatori di accessori che riforniscono grossisti in gran parte italiani ma anche stranieri, provenienti da Francia, Spagna, paesi dell’Est Europa.E dunque è stata acquisita una grande mole di documenti che poi verranno analizzati, ognuno per la sua parte di competenza, da guardia di finanza e Agenzia delle entrate. I due enti si sono divisi i compiti e il personale si è diviso in ognuno di 57 stand, alcuni dei quali erano chiusi e sono stati fatti aprire. Molto del lavoro è stato fatto al computer, con l’acquisizione della contabilità e delle fatture emesse, la verifica della merce in entrata e in uscita.
I corridoi di Euroingro danno l’idea di un bazar moderno, con tanti scatoloni accanto alle vetrine, in attesa di essere aperti. Sulla merce non ci sono prezzi, come è normale in un ingrosso, ma chiedendo si scopre che un vestito da donna può costare anche solo 6 euro.
I cinesi sono tranquilli, alcuni semplicemente rassegnati a perdere una giornata di lavoro. Non tutti vogliono essere fotografati, pochi confessano di parlare l’italiano, e viene da chiedersi come facciano poi a concludere gli affari se la conoscenza della lingua non riappare miracolosamente al momento di chiudere il contratto. Uno di loro gira tra gli scaffali insieme ai cronisti arrivati in gran numero quando si è sparsa la notizia dei controlli e dice di essere lì per caso, fino a quando un funzionario delle Entrate non lo chiama per gli estremi del documento d’identità e si scopre che è il marito della titolare dello stand.
«Abbiamo voluto riaffermare la presenza dello Stato - commenta nel pomeriggio il colonnello Gino Reolon - comandante provinciale della Finanza - Ovviamente non abbiamo agito a caso, ma dopo un’analisi delle banche dati. Abbiamo acquisito documenti che analizzeremo nei prossimi giorni. Vogliamo dare una risposta a chi chiede una maggiore presenza dello Stato in posti come questo e contiamo che l’analisi porti qualche frutto in futuro».
Paolo Nencioni
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DEI CONTROLLI A EUROINGRO
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