Sicurezza
“Portieri, eroi di sventura”: ecco il primo libro di Fausto Bagattini
L’ex assessore alla cultura di Montemurlo racconta la storia di un centinaio di giocatori “guardiani” di grandi imprese o di sventure memorabili

(Nelle foto la copertina del libro e Fausto Bagattini, 35 anni, pratese)
PRATO. Un giocatore lo vedi dall’altruismo, dal coraggio e dalla fantasia. Ma in queste celebri parole si parlava soprattutto di un numero 7. E un portiere da cosa lo vedi? «Dalla personalità e dalla follia». La definizione è di Fausto Bagattini, uno che di estremi difensori di calcio se ne intende, visto che ne ha racchiusi quasi un centinaio in un libro edito da Ultra sport. Il suo primo libro. “Portieri, eroi di sventura”, infatti, è l’esordio da scrittore del 35enne ex assessore alla cultura di Montemurlo e con un passato tra i campi di calcio di categoria (oltre che collaboratore del Tirreno). Con la prefazione di Sandro Veronesi, Bagattini racconta grandi imprese, rivincite sportive e umane, ma anche sventure e drammatici epiloghi di carriere interrotte improvvisamente. Un libro - disponibile da lunedì scorso - da leggere come un romanzo, pieno di passione per il calcio: dal 1885 ai giorni nostri, ecco i profili di campioni, ma anche di meteore. Tutti, più o meno, con un aspetto in comune: aver dovuto fare i conti con la sfortuna più nera.
Bagattini, perché un libro sui portieri?
"Fin da piccolo, nonostante non fossi grasso, ho sempre voluto indossare i guanti e giocare in porta. Passione che ho continuato a coltivare da grandicello, militando in categoria in squadre come il Jolly Montemurlo e l'Aglianese. Questo amore si unisce a quella per il Torino, la mia squadra del cuore. E così dalle storie dei miei due idoli, Luca Marchegiani e Valerio Bacigalupo, è arrivato lo spunto per scrivere un libro sui portieri. Queste figure solitarie nello sport di squadra per eccellenza: figure spesso esposte al vento malevole del destino e per questo straordinarie da raccontare”.
Quanti ne racconta?
“Circa un centinaio. Si va dal 1885, con il mitico William Foulke capitano del Chelsea - il giocatore più grasso di sempre (150 chili, ndr) e che prima di una partita si mangiò 11 bistecche parando poi due rigori – al 2009 con la drammatica fin di Robert Enke, morto gettandosi sotto un treno appena essere stato promosso titolare nella nazionale tedesca”.
VIDEO: DA YOUTUBE FOULKE CON LA MAGLIA DELLO SHEFFIELD (minuto 2:08)
Per De Gregori un giocatore lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Ora tocca a lei: e un portiere?
“Prendo in dote il coraggio e aggiungo personalità e follia”.
Qual è il portiere più folle del suo libro?
“Faccio una precisazione: in questo mio esordio letterario ci sono soprattutto storie di grandi rivincite umane e sportive o incredibili occasioni mancate. Se comunque devo scegliere il più “folle” indico Aldo Olivieri, il portiere dalla testa di ferro. Allora numero di 1 del Padova, finì in coma dopo un tremendo scontro di gioco con Gregar. I medici gli ricostruirono il cranio con viti, bulloni e lastre di ferro e gli dissero di smetterla assolutamente con il calcio. Lui, invece, non si arrese e nel 1938 divenne campione del Mondo con l’Italia”.
Un’altra storia, giuriamo di comprare il libro…
“Un caso recente e che riguarda una squadra toscana. Claudio Taffarel trova l’accordo con l’Empoli. La mattina si mette in viaggio, ma al casello di Parma la sua auto si guasta. In attesa che arrivi il meccanico ripensa all’accaduto e ha un’illuminazione… divina. Così prende il telefono e chiama l’allora direttore generale dell’Empoli e gli dice che non viene più. Il motivo? Quel guasto è chiaro segno del destino. Ma ci sono tante altre “imprese” memorabili: da Arthur Wharton, discendente della famiglia reale ghanese finito a partecipare agli scioperi nelle miniere inglesi, a Carlo Ceresoli, che si infortunò per due volte consecutive alla vigilia delle due coppe Rimet poi vinte dall'Italia; da Moacir Barbosa, che in quarant'anni non riuscì mai a farsi perdonare il gol di Ghiggia, a Rinat Dasaev, a cui la magia di Van Basten nella finale europea spense la luce; da Helmut Duckadam, colpito dall'invidia del figlio di Ceausescu dopo l'impresa in Coppa dei Campioni, alla favola olandese senza lieto fine di Jan Jongbloed, il portiere tabaccaio.”.
Quanto tempo ha impiegato a raccogliere tutto questo materiale?
Circa 4 anni. Ma avrei potuto far prima. Quando il libro era ormai pronto mi hanno rubato il pc con tutti i testi dentro. Così sono ripartito dall’inizio… È stato comunque un bellissimo viaggio tra storie umane e sportive meravigliose, che valeva la pena racchiudere tutte insieme. E non ho intenzione di fermarmi: la mia idea, infatti, è quella di scrivere un secondo libro, stavolta sui portieri più “pazzi”.
Dovrà pescare soprattutto nel passato, diciamo fino agli inizi degli anni Novanta. Il portiere di oggi, ci passi il termine, è più “ordinario”.
"I portieri di adesso sono i più forti in assoluto. Quelli del passato, e che racconto nel libro, sono soprattutto dei bravissimi acrobati".
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Torniamo alla sfortuna, che come detto, caratterizza i protagonisti del suo romanzo. Ci racconti un episodio simbolo.
“Vi ricordate di Santiago Canizares, ex del Real Madrid?”
Quello con i capelli ossigenati.
“Sì, esatto. E’ sulla breccia ed è pronto a difendere i pali della Spagna ai mondiali in Corea e Giappone. Una mattina, mentre è davanti allo specchio, gli scivola di mano la bottiglietta del dopobarba che, spezzandosi, gli taglia il tendine del tallone. Al suo posto viene chiamato un certo Casillas, scippando i sogni di Canizares”.
Chiudiamo in bellezza, con una favola.
"Quella di Joel Bats, portiere francese con una vaga somiglianza a Riccardo Cocciante. Questa, però, andate a leggervela...".
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